Le indagini dopo l’estate nera 2015
Il cedimento delle tubazioni e le gastroenteriti in mare hanno fatto partire tutto
PESCARA. L’inchiesta chiusa ieri dalla Procura pescarese è nata a seguito del crollo del “muro di sottoscarpa del raccordo autostradale Chieti-Pescara”, si legge nell’ordinanza di sequestro del gip, «avvenuto il 5 aprile 2015 da cui era derivato il cedimento della tubazione fognaria ancorata alla carreggiata che conduceva le acque reflue al depuratore di Pescara». Una vicenda che riporta inevitabilmente alla mente l’estate nera del 2015 quando si registrarono alcuni casi di impetigine e di gastroenterite, in particolare modo tra i bambini che avevano fatto il bagno in mare. Nell’avviso di conclusione delle indagini ad alcuni indagati si contesta anche il reato di lesioni personali colpose a danno di due minori in quanto si sostiene che da alcuni dei fatti di inquinamento ambientale ipotizzati, a vario titolo, sarebbero derivati «quali conseguenze non volute lesioni personali e, in particolare, a bagnanti di minore età, consistite nella specie in impetigine e gastroenterite batterica e impetigine, tutte, comunque determinanti una malattia con prognosi non superiore a venti giorni». Delle indagini si sono occupati i militari della Capitaneria di Porto-Guardia Costiera, i carabinieri forestali, diretti dal tenente colonnello Annamaria Angelozzi, e i militari del Reparto Operativo Aeronavale (Roan) della Guardia di Finanza. (m.v.)
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