Le lacrime dei genitori nella città sotto choc

Dai superstiti i racconti dell’incubo, l’angoscia dei padri e delle madri Ryan, 18 anni: «Ho sentito un bang mostruoso, poi fumo, urla, dolore»
MANCHESTER. È un silenzio spettrale a gridare il giorno dopo la tragedia dagli spalti deserti della Manchester Arena, dietro il cordone di polizia che ne cinge da ogni lato il grande profilo curvilineo. Un silenzio che trattiene in sé i rumori della notte scorsa: quelli della musica e della festa prima, del boato di morte e della urla di paura poi. Il ricordo di chi è scampato alla ferocia dell'attentatore suicida che ha deciso di colpire tra le famiglie e i ragazzini arrivati a frotte ad ascoltare il concerto di Ariana Grande, idolo americano dei giovanissimi del globo, si legge ancora in molti occhi sbarrati. Nelle parole spezzettate di chi continua ad aver voglia di parlare. Di chi non ha lasciato Manchester perché ha qualche ferito da accudire. O di chi in questa città che fu cuore industriale del nord d'Inghilterra - patria delle trade union e d'una leggendaria tradizione calcistica - vive. Nella veglia di Albert Square, nella serata di martedì, il nuovo sindaco-governatore, Andy Burnham, si è sforzato di testimoniare nel raccoglimento di tanti, la reazione dell'anima popolare e indomita di questa gente. Ma per chi ha temuto di perdere o ha perso dei figli reagire non è facile. Gary Walker, originario di Leeds, era arrivato ieri per accompagnare Abigail e Sophie, figlie adolescenti immerse nel sogno di quel concerto. Oggi s'aggira nei corridoi dell'Mri, il Manchester Royal Infirmary, uno dei sei ospedali in cui sono ricoverate le decine di feriti. Si trovava proprio in quel maledetto foyer, al momento dell'esplosione, ad aspettare con la moglie le due figlie, per fortuna attardatesi a farsi selfie e mandare messaggi sui social network. «Ho avvertito come uno spostamento d'aria, poi un dolore alle gambe», racconta. Ma ad avere la peggio non è stato lui. «Mi sono voltato verso mia moglie e mi ha detto solo: «Ho bisogno di sdraiarmi». Quando si è stesa ho visto che aveva una ferita allo stomaco». All'Mri adesso la donna sta meglio: «è stata dichiarata fuori pericolo», a differenza di altri compagni di sventura che versano in condizioni gravi. Se non disperate. I protagonisti e le vittime di questa ennesima vicenda di orrore sono loro: genitori e ragazzi. Ryan Morrison, un teenager all'apparenza più giovane dei 18 anni che dice d'avere, nasconde l'incubo dietro un racconto animato. «Ho sentito un bang mostruoso e ho visto il fumo. Qualcuno ha gridato è una bomba e tutti abbiamo incominciato a correre, cercando di saltare i feriti. È stata un massacro assoluto». David Richards non ha la stessa parlantina. È il papà di Emily, 13 anni appena e un poster di Ariana Grande lasciato a casa in camera da letto. La tiene per mano e quella mano sembra tremargli ancora: al pensiero di ciò che poteva essere e che per altre mamme e papà è stato. «Ci eravamo avviati verso l'uscita un po’ in anticipo per evitare la calca - ricorda con un filo di esitazione - quando all'improvviso abbiamo udito l'esplosione». «Abbiamo visto feriti, sangue, gente che correva all'impazzata e piangeva», riprende. Ma non riesce ad andare avanti e stringe la figlia a sé. In tanti, genitori come lui, non possono più farlo.

