Le lavoratrici delle mense tornano in piazza: «È un’emergenza sociale»

PESCARA. Le lavoratrici delle mense scolastiche tornano in piazza e lo fanno con gli addetti alle mense e ai servizi di pulizia delle scuole e delle aziende. La prima manifestazione per accendere un...
PESCARA. Le lavoratrici delle mense scolastiche tornano in piazza e lo fanno con gli addetti alle mense e ai servizi di pulizia delle scuole e delle aziende. La prima manifestazione per accendere un faro su questo settore c'era stata il 5 giugno e oggi, dalle 10 alle 12, sarà lanciato un nuovo grido di allarme in piazza Italia sulla «vera e propria emergenza sociale» che stanno attraversando gli operatori in tutta la regione. I motivi della manifestazione, voluta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs vengono illustrati da Lucio Cipollini della Cigl. «Questi addetti stanno ancora aspettando il pagamento del Fondo di integrazione salariale e della Cassa integrazione guadagni in deroga e, nel frattempo, hanno terminato il periodo di utilizzo degli ammortizzatori sociali per cui c'è il serio rischio di rimanere senza alcuna forma di reddito o di sostegno economico». Una situazione di precarietà aggravata dalle prospettive per l'autunno, legate al coronavirus: «Per gli appalti scolastici non c'è certezza della ripresa del servizio mensa a settembre», dice sempre Cipollini, mentre per gli appalti delle aziende private non c'è la possibilità di «accedere agli ammortizzatori sociali ordinari se le ditte appaltanti non chiedono a loro volta la cassa integrazione». I sindacati, che all'inizio del mese hanno chiesto e ottenuto un incontro in prefettura, rilanciano le loro proposte, prima tra tutte «la ripresa del servizio mensa nelle scuole a settembre, nel rispetto delle norme sulla sicurezza». Si punta «a una proroga degli ammortizzatori sociali Covid-19 per almeno 27 settimane e all'accesso agli ammortizzatori sociali ordinari per gli appalti privati, senza condizionalità rispetto ai committenti». E' anche arrivato il momento per «una riforma degli ammortizzatori sociali del settore» e per trovare «soluzioni strutturali per i part-time ciclici» pensando a «misure straordinarie di sostegno al reddito». (f.bu.)

