Le lavoratrici sotto la Regione: vogliamo salvare i nostri posti

19 Novembre 2015

PESCARA. Nuova protesta, ieri pomeriggio, davanti alla sede della Regione Abruzzo in viale Bovio a Pescara, per le dipendenti dell’azienda speciale Maiella e Morrone. Da quando, un mese fa, è...

PESCARA. Nuova protesta, ieri pomeriggio, davanti alla sede della Regione Abruzzo in viale Bovio a Pescara, per le dipendenti dell’azienda speciale Maiella e Morrone. Da quando, un mese fa, è cominciata la loro protesta con l’occupazione dei Comuni di Manoppello e di Abbateggio, le lavoratrici sono riuscite a ottenere 7 stipendi arretrati su 11 e la quattordicesima. Hanno sopportato in silenzio continuando a garantire i servizi sociali in 16 comuni della Val Pescara, senza fare neanche sciopero perché sarebbero potute essere denunciate per interruzione di pubblico servizio, ma hanno avuto la maggior parte dei loro soldi soltanto quando hanno gridato la loro disperazione. Adesso, che la questione stipendi sembra sbloccata, c’è un altro fronte aperto che preoccupa ancora di più le dipendenti. Sì perché l’azienda speciale, come se non fossero pochi i tre milioni di euro di debiti verso Equitalia, dipende dalla comunità montana Maiella e Morrone: la comunità montana è in liquidazione e, secondo la legislazione nazionale, dovrebbe cessare (salvo proroghe) entro il 31 dicembre prossimo. I 63 lavoratori vogliono sapere che fine faranno. Ed è per questo che ieri sono tornati sotto la Regione, per chiedere attenzione, coinvolgimento, trasparenza e certezze sul loro futuro lavorativo. Con cartelloni con scritto «vogliamo risposte certe sul nostro futuro», le donne hanno presidiato l’area antistante la Regione: le lavoratrici non vogliono cedere ai tagli tutelando i 63 posti di lavoro attuali. Le dipendenti hanno inviato una lettera al governatore Pd Luciano D'Alfonso, all’assessore regionale Pd alle Politiche sociali, Marinella Sclocco, al commissario liquidatore della comunità montana Cinzia De Santis e ai sindaci dei Comuni dell'ambito di riferimento, per chiedere di «essere tempestivamente informati su tutte le questioni che ci riguardano, al fine di instaurare un rapporto trasparente e concreto fra istituzioni e dipendenti stessi». La richiesta è arrivata dopo la decisione del Consiglio regionale di costituire un gruppo di lavoro per individuare soluzioni per garantire il futuro occupazionale. Le dipendenti hanno avanzato anche una proposta: «Con la liquidazione della comunità montana, serve un nuovo ente gestore mantenendo la natura di interesse pubblico dei servizi alla persona, così come avviene già in altre regioni italiane». Le dipendenti hanno chiesto di essere ammesse al tavolo tecnico per trovare «concrete soluzioni». Ma per le dipendenti, «l’ipotesi deve essere realizzata in tempi brevi».

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