Le mamme: salvate il punto nascita di Penne

2 Gennaio 2015

Appello delle donne che hanno partorito all’ospedale San Massimo «La Regione non chiuda il reparto, troppi pericoli per arrivare a Pescara»

PENNE. «Un punto di riferimento insostituibile per affrontare con serenità i momenti più delicati e importanti della vita di una donna: la gravidanza e il parto. Chiudere il punto nascita di Penne sarebbe un’ingiustizia per tutta la comunità vestina». A dirlo questa volta sono le mamme, quelle che hanno partorito al San Massimo, non una sola volta, che lo hanno scelto per dare alla luce i propri figli e che sono pronte a sceglierlo ancora. La voce di queste madri è unanime: il reparto maternità di Penne rimane un’eccellenza al di là di quello che possano ritenere i burocrati e i politici, e di ogni freddo calcolo in termini di costi e quantità. Il dibattito sulla possibile chiusura della maternità pennese continua a destare preoccupazione, soprattutto tra le donne, le prime a essere colpite da un simile provvedimento. Il loro appello alle istituzioni viaggia attraverso il racconto delle loro personali esperienze, testimonianze di quello che il punto nascita rappresenta per tante mamme di Penne e del circondario.

«Qui», dice Federica Vellante, 34 anni, madre di due bambine, «sono stata accolta e seguita come mamma, come donna, come persona. Ho trovato nel personale grande competenza e umanità, che mi hanno permesso di vivere questo momento con naturalezza. Posso capire la necessità di dover razionalizzare i servizi sanitari, ma questo non deve prescindere dalla qualità e professionalità che deve considerare anche gli aspetti relazionali ed emozionali. Penne in questo fa la differenza». A queste parole fanno eco quelle di Mariangela Valentini, 29 anni, che al San Massimo ha dato alla luce i suoi due figli: «Nel reparto di Penne trovi gentilezza, disponibilità, capacità, ma soprattutto sei trattata come una persona, non come un numero, come accade nei grandi ospedali dove spesso subisci il trauma del parto. Il ruolo del personale, in particolare delle ostetriche, è fondamentale anche dopo per affrontare la nuova vita da madre nel periodo dell’allattamento. Ti senti capita anche nei tuoi limiti. Una notte tremavo e piangevo perché non riuscivo a calmare mio figlio: la pediatra e l’ostetrica sono state vicino a me tutto il tempo». Lo stesso dice Alessandra Costa, 35 anni, mamma di un maschietto e una femminuccia: «Sono stata seguita, ascoltata, guidata anche dopo la gravidanza per l’accudimento del bambino. Grazie allo staff delle ostetriche, ho capito l’importanza dell’allattamento al seno. Ho trovato persone che mi hanno convinta che potevo farcela. Se c’è davvero la possibilità di tenerlo aperto, vanno implementate le sue potenzialità già eccellenti, puntando a elevarne il grado di sicurezza che eviti per esempio trasferimenti d’urgenza. In casi di parti precipitosi è impensabile trasportare le gestanti a Pescara, i bambini nascerebbero sulle ambulanze».

Anche Alessandra Angelone, 32 anni – che ha partorito a Penne i suoi due figli – rimarca l’indiscutibile professionalità del personale del reparto, medico e infermieristico, ma mette in evidenza alcune criticità come la mancanza di un ginecologo 24 ore su 24 e della neonatologia, fattori che fungono da deterrenti per molte donne che scelgono di partorire altrove: «Il punto nascita di Penne deve essere visto come un’opportunità per alleggerire il carico di Pescara», dice, «ma deve essere potenziato. Io ho partorito di notte, con l’aiuto delle ostetriche, il ginecologo reperibile è arrivato dopo la chiamata».

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