Le montagne ancora senza neve «Ora il governo deve aiutarci»

4 Gennaio 2023

Richiesta di incontro al ministro Santanchè: «Proroga dei mutui e fondi per l’innevamento artificiale» La risposta: «Presto un tavolo di lavoro congiunto, serve un piano straordinario per l’Appennino»

In questo inverno rovesciato il mondo della neve sta subendo una mazzata economica di proporzioni notevoli. L’alta pressione costante, le piste da sci desolatamente verdi, i turisti che disdicono le prenotazioni, le settimane bianche che sfumano. E poi quell’attesa di perturbazioni che si spera compaiano all’orizzonte. L’Abruzzo soffre, ma è in buona compagnia, si fa per dire, tanto che tre regioni dell’Appennino centrale – oltre all’Abruzzo anche la Toscana e l’Emilia Romagna – chiedono l’intervento del Governo Meloni.
Un incontro urgente con il ministro del Turismo, Daniela Santanchè, al fine di approntare un piano straordinario per l'Appennino senza neve è stato richiesto appunto dalle Regioni Emilia-Romagna, Toscana e Abruzzo, alle prese con una stagione invernale segnata da temperature più alte della media del periodo, complici gli effetti del cambiamento climatico, con assenza di manto nevoso per sciare e difficoltà anche a innevare artificialmente perché non si scende sotto lo zero termico nemmeno di notte.
Pronta la risposta della ministra Santanché affidata a Twitter: «Al più presto un tavolo di lavoro congiunto per definire un piano straordinario per l’Appennino senza neve. Il mio Gabinetto è già al lavoro sul tema».
In Abruzzo, in molte località, gli impiantisti stanno cercando di ovviare all’assenza di neve con attività alternative per rendere il più possibile piacevole il soggiorno dei tanti turisti che in particolare nel periodo delle festività natalizie non hanno mancato di affollare le principali località di montagna dell’Abruzzo. Si punta sul pattinaggio su ghiaccio, come a Roccaraso, dove peraltro in quota sono aperti vari rifugi per consentire ai turisti di godere dei servizi che il comprensorio offre in alternativa. A Ovindoli, sul monte Magnola si punta sull’accoglienza e sull’inventiva (vedi pezzo in pagina).
Nelle tre regioni interessate dalla richiesta di aiuti al ministero del turismo, quasi tutte le piste sono rimaste chiuse (al comprensorio del Cimone, nell’Appennino modenese, ieri soltanto quella del campo scuola dei bambini è aperta), con albergatori, gestori di impianti e maestri di sci costretti a far fronte alle disdette da parte dei turisti. La neve è stata presa a un'altitudine superiore e trasportata con un carro, dal momento che le temperature sono troppo alte anche per spararla.
«Le Regioni non possono essere lasciate da sole», affermano il presidente dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e l'assessore regionale al Turismo, Andrea Corsini, «occorre un piano straordinario. I nostri operatori dell'Appennino bianco dopo le stagioni cancellate dal Covid, oggi sono alle prese con un altro momento nero che sta cancellando gran parte degli incassi dell'inverno con effetti che rischiano di essere irreversibili». La richiesta di incontro al ministro è stata concordata anche con gli assessori Leonardo Marras (Toscana) e Daniele D’Amario per l’Abruzzo. Le Regioni coinvolte puntano su alcune leve. «Bisogna che il Governo intervenga in primo luogo con risorse fresche per compensare, almeno in parte, i danni prodotti da questa anomalia climatica», sottolineano gli amministratori delle Regioni interessate, «poi con provvedimenti per posticipare i mutui e con aiuti per la sostituzione dei vecchi impianti di innevamento con quelli di ultima generazione che permettono di mantenere la neve artificiale anche a temperature più elevate».
«L’obiettivo deve essere quello di cercare di mettere gli operatori nelle condizioni di resistere», concludono, «e di non essere costretti ad abbandonare le nostre montagne di cui sono un presidio importante».
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