«Le nostre X per protestare contro i test Invalsi»

14 Maggio 2014

Sit-in e megafoni davanti agli istituti superiori di Pescara per convincere gli studenti ad annullare i quiz. E in rete finisce la lettera di sostegno di una prof

PESCARA. Il collettivo studentesco parla di «risposta massiccia» alla campagna contro i test Invalsi «nonostante le ripercussioni e le minacce di provvedimenti disciplinari da parte di docenti e presidi».

Ieri mattina, prima del suono della campanella, una delegazione dell’associazione giovanile Alternativa Ribelle ha fatto il giro delle scuole superiori della città per sensibilizzare i ragazzi delle seconde ad aderire alla mobilitazione contro le prove di italiano e matematica somministrate dall’Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell'istruzione. «Con megafoni, volantini e consapevolezza», si legge in una nota diffusa dall’associazione, «ci siamo ritrovati davanti agli istituti e ai licei della città per invitare i nostri compagni a boicottare i test Invalsi scrivendo semplicemente “Valutati, non schedati” sui fogli protocollo, lasciati rigorosamente in bianco».

Centinaia di alunni di dieci scuole (D’Annunzio, Marconi, da Vinci, Galilei, Bellisario, Misticoni, Acerbo, Aterno-Manthonè, Volta e De Cecco) hanno partecipato alla protesta silenziosa: sono rimasti tra i banchi e non hanno compilato gli elaborati. Dal pomeriggio le foto delle prove, segnate da una grossa X in nero, sono spuntate sulle bacheche Facebook degli studenti e sono state raccolte in forma anonima sulla pagina del collettivo.

I membri dell’organizzazione hanno diffuso anche una lettera di una docente di lettere, in cui si spiegano i motivi della contrarietà degli insegnanti. «Le prove strutturate», scrive la professoressa, «pare siano diventate la panacea di tutti mali della scuola, lo strumento per riconferire rigore alla valutazione, serietà alla formazione scolastica, oggettività alla svolta meritocratica. Forse gioverebbe un approccio più equilibrato, soprattutto per i riflessi che tale enfasi della prestazione può avere sul lavoro dei docenti. Il “teach to test” è un fenomeno già osservato ed analizzato in altri paesi che hanno percorso la stessa strada parecchi decenni prima del nostro, salvo ritrovarsi a ricercare forme più comprensive e autentiche di valutazione. L’impiego dei test spinge la scuola verso una rincorsa alla prestazione, con il rischio di omologarsi ad un campo di gara».

«I test Invalsi non sono obbligatori né per i docenti né per gli studenti», spiega Carlo Damiani del Collettivo studentesco,, «docenti e dirigenti hanno proposto ripercussioni sul voto in condotta di chi ha boicottato i test Invalsi, e dai 3 ai 10 giorni di sospensione per chi ha cancellato il codice identificativo della prova. Ora, se le prove sono veramente anonime, è illegale risalire a chi le ha compilate. Valutarle o addirittura punire chi le boicotta, è un arbitrio».

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