Le nuove imprese sfidano la crisi

26 Aprile 2015

All’Aurum il raduno delle start-up in cerca di finanziamenti. Zappacosta: «Le idee sono come figli»

PESCARA. Da geniali smanettoni della tastiera a consapevoli ingegneri di nuove e originali imprese, alla Microsoft, Yahoo o Facebook per intendersi subito. Partorite da ragazzi, Bill Gates e Steve Jobs due per tutti, che il vecchio mondo novecentesco dei beni e dei servizi che per prima cosa si dovevano toccare e vedere non avrebbe finanziato nemmeno con un centesimo bucato.

Negli Usa è andata diversamente, e in Italia da qualche tempo si è almeno capito che da Internet e annessi possono spuntare affari da milioni di euro, un toccasana per arginare il mare della disoccupazione dei giovani cervelli. Ai ragazzi del secondo Start up week-end Pescara è venuto a dirlo Pierluigi Zappacosta, ingegnere abruzzese con origini a Chieti che nel digitale ha costruito una carriera formidabile partita da Logitech, prima mouse e poi molto di più, e dai laboratori della Silicon Valley californiana ha spiccato il salto come investitore globale con il requisito dell’innovazione che fa rima unicamente con progresso. Era la sua la lezione più attesa del raduno di capitani d’azienda dell’era elettronica in corso da venerdì fino a oggi all’Aurum e organizzata da Digital Borgo (Andrea Risa). «Abbiamo perso negli anni scorsi una generazione di giovani, ora abbiamo bisogno di una generazione di imprenditori», ha detto Zappacosta agli agguerriti gruppi formati intorno a idee in cerca di pochi ma sicuri capitali. Partire, in inglese appunto start-up, è appunto il momento più travagliato. «Voi oggi qui state vivendo la fase di start-up delle vostre idee, quella fase nella quale l’idea va da zero a uno, come quando nasce un bambino. Per questo molti imprenditori paragonano la loro impresa a un figlio. I tempi sono cambiati molto da quando ho fatto la mia esperienza di imprenditore», ha poi detto, «quindi non mi sento di dare consigli». È seguita una rivelazione che ha suscitato entusiasmo tra i tavoli: «Sicuramente prima servivano capitali significativi per fare impresa, ma oggi no perché con il digitale basta poco per partire». E su rischio d’impresa e fallimento Zappacosta ha aggiunto che «non bisogna accanirsi ma saper anche riconoscere la non validità di un’idea. Le cose iniziano e finiscono, i fallimenti sono necessari per dare spazio a cose nuove». Da Gradini di Hesse la citazione finale, «ogni inizio contiene una magia che ci protegge e a vivere ci aiuta».

Un’esperienza di queste parti l’ha portata Alessandro Calabretta, fondatore di Fama, acronimo per Fare Marketing in Abruzzo. «All’inizio», ha detto, «è come un gioco di società, occorre districarsi tra interrogativi e scelte su potenziali clienti, investitori, strategie e mezzi da mettere in campo. Ma poi si fa sul serio, perché questa economia è selettiva e muta in offerte e tendenze ogni giorno, quasi ogni ora».

Tra le dieci idee giunte alla finale di oggi, quando si daranno riconoscimenti e sostegni per l’avvio, c’è vecchio e nuovo mescolato insieme. Da Bedfast che porterà la colazione a letto con una semplice applicazione da cellulare a Farmaround che porterà clienti alle piccole fattorie che vendono prodotti tipici, passando per Urbis che metterà in contatto turisti dei luoghi fuori mano con locali che si offriranno a fare da guide.

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