Le palestre ancora chiuse: «Le spese ci distruggono»

I titolari: abbiamo fatto investimenti per la sicurezza, i nostri centri sono protetti Ma le attività restano ferme: lavoriamo solo con gli agonisti, così ci rimettiamo
PESCARA. Dallo scorso 20 ottobre sono stati costretti a fermarsi. Nemmeno gli investimenti fatti per adeguare gli spazi alle regole imposte dalla nuova quotidianità da Covid, dove igienizzazione, sanificazione e distanziamento sono i punti cardine, sono serviti a scongiurare la loro chiusura in autunno. Lo scenario che viene fuori dal mondo delle palestre è nero, con incassi praticamente azzerati, ristori giudicati dalla categoria insufficienti e i costi per affitti e utenze attivi come sempre. Al momento nessuna novità è all’orizzonte e dalle voci che circolano nell’ambiente, le strutture potrebbero ricominciare le loro attività solo a maggio inoltrato. L’unica via di fuga è rappresentata dagli atleti agonisti per i quali è prevista una deroga che consente l’attività sportiva persino in zona rossa. «Ma parliamo nemmeno del 5% della mia clientela», sottolinea Sara D’Alessandro, titolare della palestra Audacia a Pescara e di un altro centro fitness a Chieti, «assolutamente insufficiente per sostenere tutte le spese, rimaste invariate, tra l’affitto e le utenze. I ristori arrivati sono stati briciole. Per quanto mi riguarda ho ricevuto un’unica tranche a dicembre e per l’attività di Chieti, dove non ho spese di locazione, ho ottenuto appena 500 euro. Il nuovo decreto tra l’altro è persino peggiorativo di quello del governo precedente. Adesso parliamo del 5% dei fatturati, mentre prima eravamo riusciti a coprire almeno tre mensilità. Siamo penalizzati, perché questa chiusura così prolungata non è assolutamente giustificabile. Non abbiamo un tasso di contagio più elevato di altri generi di attività».
Parla di «situazione drammatica» Camillo Spadano, titolare della palestra e della piscina in via Rio Sparto. «Noi siamo aperti per consentire gli allenamenti degli agonisti in piscina, ma non è un’utenza sufficiente a sorreggere una struttura che proprio per via delle vasche ha costi elevatissimi. Le perdite sono notevoli e se andiamo avanti così siamo destinati a soccombere. Anche se dovessero farci riaprire tra maggio e giugno abbiamo comunque perso i mesi clou. In estate c’è un calo fisiologico della clientela del 75%, specie in una città come Pescara dove si può andare al mare, si va in bici, o al parco».
Ha il dente avvelenato Diego Di Giangirolamo, titolare di Fisiotonik insieme a Fabiana D’Andria, che tentano di ammortizzare la chiusura con lezioni online e dalla fine di maggio stanno pensando di riattivare la palestra all’aperto in uno stabilimento balneare, come la scorsa estate. «In vista della riapertura l’anno scorso», ricorda, «abbiamo fatto investimenti importanti per dotare la palestra di macchinari per la sanificazione. Nonostante gli sforzi ci hanno fatto chiudere e quando riapriremo dovremo recuperare gli abbonamenti sospesi, con incassi che quindi continueranno a restare al minimo. Avevamo più di 350 iscritti prima che accadesse tutto, ora ci ritroviamo a seguire nemmeno la metà delle persone, solo a distanza. Abbiamo perso i mesi centrali per l’allenamento, prima dell’estate, ma anche novembre e dicembre che rappresentano un periodo sensibile per il nostro settore».
Per Simone Di Marco, del Boxing Team, il quadro è «desolante. Ci hanno costretti ad adeguarci a determinate misure per farci riaprire l’anno scorso, caricandoci di costi ulteriori e poi il paradosso è che non ci hanno permesso di lavorare. Nella mia struttura continuano ad allenarsi gli atleti agonisti, ma c’è tutta l’attività giovanile completamente ferma. Il risultato è che i costi continuano a essere altissimi e noi siamo in perdita».
Struttura ferma completamente per Michele Di Domenico che gestisce insieme a Mario Di Marcantonio, Riccardo Amadio e Luca Marrone, Ego Lab Training: «Ci sentiamo totalmente abbandonati, i ristori non arrivano e non si parla di ripartenza. Abbiamo una struttura molto grande, che ci permetterebbe di fare attività in totale sicurezza, eppure siamo costretti a restare chiusi. I nostri utenti sono persone comuni e non agonisti e noi stiamo rispettando le regole, senza tentare di aggirarle come hanno fatto in molti. Non vogliamo sostegni, chiediamo solo di poter lavorare per aiutare le persone a stare meglio».

