Le parole e il segno di Hassan “Un africano caduto dal cielo”

MARTINSICURO. Fathi Hassan, artista internazionalmente riconosciuto, pubblica per la prima volta in Italia un proprio libro e lo fa con un editore abruzzese. È freschissimo di stampa infatti "Un...
MARTINSICURO. Fathi Hassan, artista internazionalmente riconosciuto, pubblica per la prima volta in Italia un proprio libro e lo fa con un editore abruzzese. È freschissimo di stampa infatti "Un africano caduto dal cielo", titolo che inaugura la collana Fili d'erba della casa teramana Di Felice Edizioni. Ed è nella sala consiliare del Comune di Martinsicuro che, il prossimo 7 novembre alle ore 21, l'autore presenterà il suo libro insieme all'editrice Valeria Di Felice, alla direttrice della collana Alessandra Angelucci e a Katia Migliori, autrice della prefazione.
Hassan è nato a Il Cairo nel 1957, il suo rapporto con l'Italia comincia nel 1979 grazie ad una borsa di studio che gli permette di accedere all’Accademia di Belle Arti di Napoli, e nel 1988 è il primo artista africano presente alla sezione "Aperto 88" della Biennale di Venezia. Oggi vive tra le Marche, Londra ed Edimburgo e le sue opere sono nelle collezioni permanenti del Victoria & Albert Museum e del British Museum di Londra, nonché del Museo nazionale di Arte Africana Smithsonian di Washington. «Fathi Hassan è apprezzato in tutto il mondo per quel suo particolare linguaggio artistico che ha unito scrittura e immagine», scrive Alessandra Angelucci, «canti di una tradizione lontana che hanno raccontato la Nubia, la fertilità del Nilo e le litanie di quelle donne africane che dipingevano frasi sui muri cotti dal sole. Pitture di parole o scritture di immagini che hanno accompagnato la storia di chi ha guardato all’Italia con speranza». E il libro di Fathi Hassan raccoglie le riflessioni dell'artista scritte in lingua italiana, con traduzione in inglese di Morag McCarron, «un libro senza pagine che offre un corpo di pensieri-sogni», scrive Migliori, libro apripista di «una nuova collana che vuole porre attenzione alla voce di chi crea nel mondo dell'arte» spiega Valeria Di Felice «per cogliere le diverse stratificazioni dei codici della contemporaneità attraverso un’estetica della parola che trova nel saggio, nei testi autografi e nel libro-intervista le principali forme di comunicazione col pubblico». Proprio come fa questo libro, perché, come nota Angelucci, «la voce di Hassan si fa contenitore di memoria e non importa se il tempo che scandisce il ricordo è quello dell’uomo, dell’elefante o dell’onda: quando un africano cade dal cielo, leva le braccia verso l’alto e affida al vento la melodia della parola».
Giorgio D’Orazio
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