«Le periferie? Bisogna andarci»

2 Febbraio 2018

Don Pagniello: abbiamo bisogno di adulti pronti a prendersi cura dei bambini

PESCARA. Don Marco Pagniello, che risultati ha dato il progetto Ninive?
«Sono molto contento, l’obiettivo era quello di cominciare a lavorare sulla cittadinanza attiva, andare nei quartieri, nelle periferie, per muovere tutte le forze possibili, perché diventassero protagonisti dei propri territori. Un risultato ottenuto».
Può bastare?
«Tanto c’è da fare, ma come diceva Madre Teresa, una goccia che batte sulla roccia alla fine la buca, l’importante è non interrompere. Anche una piccola cosa, se portata avanti per anni, darà il risultato».
Che cosa è emerso?
«Tra le tante cose, il pregiudizio che gli stessi abitanti del quartiere hanno nei confronti della città. Si sentono giudicati. Anche per questo abbiamo portato nelle parrocchie del centro le mostre fotografiche con gli scatti fatti nel quartiere. Per portare le periferie nel cuore della città».
Chi vi può aiutare?
«Abbiamo bisogno di adulti. A volte incontriamo minori che non hanno bisogno di fare scuola, ma di un punto di riferimento, di un adulto appunto. Non parlo di volontari, ma di nonni, ex insegnanti, persone che abbiamo voglia di prendersi a cuore il futuro dei più piccoli. Di includerli. C’è un deficit di inclusione sociale. Per questo siamo noi ad andare nelle periferie. Ma quando dico noi dico tutti, anche quelli che ci vivono, ma non le abitano. Se abito la periferia e la abito bene sarò il primo ad occuparmi di ripulire una strada, o di prendermi cura di un palo della luce. La periferia non sarà più periferia degradata ma un luogo come gli altri. Per fare questo c’è bisogno di lavorare anche con le scuole, con l’amministrazione. E con le tante forze buone della nostra città. Può fare qualcosa anche una società sportiva che decide di andare lì, la parrocchia che può fare anche altro. Vanno portate delle attività, le periferie vanno incluse, e per includerle devi starci, e attivarle».
Che cosa le è piaciuto di più in questo anno di lavoro?
«Le relazioni che la nostra équipe ha saputo costruire con le persone, a margine delle tantissime attività che ci sono state. Si è partiti dalle relazioni e non dal bisogno».
Che cosa sono le periferie?
«Non sono solo luoghi fisici. Ci sono altre periferie come la solitudine, la paura dell’altro, del diverso, la mancanza di senso. Sono queste le vere periferie che vanno abitate, un tema su cui quest’anno, come diocesi, abbiamo scelto di riflettere. Abitare significa scegliere di abitare quei luoghi non solo fisici, ma anche dell’anima». (s.d.l.)
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