Le ragazze in strada di notte: sogniamo una vita normale

14 Ottobre 2019

Viaggio tra le “lucciole” lungo la costa con i volontari della comunità di don Benzi 

PESCARA. «La cosa più brutta di questa vita? La solitudine». Non esita nemmeno un istante a rispondere, Natalia (il nome è di fantasia), 36 anni, da sei sulla strada. A porgliela è uno dei volontari della Comunità Papa Giovanni XXIII, che si occupa di emersione della prostituzione. Ogni settimana, da circa cinque anni, un’unità composta da quattro o cinque volontari, a bordo di un furgone, scende in strada per portare conforto alle prostitute e cercare di convincerle a farsi aiutare e a lasciare quella non-vita. E il Centro, per una notte, è andato insieme agli operatori dell’associazione, fondata da don Oreste Benzi, toccando con mano quel legame di fiducia che sono riusciti a tessere con le ragazze.
Si comincia da Francavilla al Mare, partendo da contrada Pretaro. «Qui», dicono i volontari, che lasceremo anonimi per garantirne la sicurezza, «prima c’erano diverse ragazze. Negli ultimi mesi sono stati potenziati i controlli e così molte di loro si sono spostate al confine con Pescara e altre, forse, negli appartamenti».
Sarà anche la temperatura, divenuta improvvisamente rigida, ma per incontrare la prima ragazza dobbiamo spostarci all'altezza della rotatoria di San Silvestro. I volontari scendono per salutare Elena. Capelli neri lucenti, romena, vive in Italia da quasi 17 anni e da 8 a Pescara. «Ho preso una cagnolina», racconta subito agli operatori. «Sono stata in campagna da un amico. C'erano diversi cani, ma lei se ne stava in disparte. Non dava confidenza a nessuno, come me». Eppure Elena, ogni sera, vende la sua intimità a degli sconosciuti e quando la incontriamo, uno di loro l'ha appena riportata alla sua postazione. «Ormai sono stufa», dice. «Questo è l'ultimo anno, dopo l'estate prossima lascio tutto e torno nel mio Paese. Mia sorella mi ha detto che cercano persone che parlano bene l’italiano». Qualche altra chiacchiera, una preghiera con i volontari e la benedizione di un sacerdote, spesso insieme all’unità nelle uscite settimanali, ed Elena saluta gli operatori. «La prossima volta», dice, mentre il van sta per ripartire, «ricordatevi gli ovetti di cioccolata».
Ci spostiamo sul lungomare Alcyone, al confine con Pescara. Davanti alla fermata dell'autobus c'è Ivanka, bulgara. Appena vede il furgone cerca di mandarlo via, ma le bastano pochi secondi per avvicinarsi e mostrare, sul telefono, la foto di suo figlio, di appena tre mesi. «Ricordate quella sera in cui ci siamo visti e mi avete detto che avrei partorito in strada?», chiede, «ecco, il giorno dopo è nato mio figlio».
Siamo dietro la stazione di Pescara e salutiamo Adina. Viene dalla Romania e ha 25 anni. Unghie curatissime, vestiti firmati, il suo sguardo tende a fuggire e utilizza ripetutamente la battuta volgare come arma di difesa. «Quando troverò l'amore allora lascerò tutto, ma adesso sto bene così», dice a parole. Ma i suoi occhi confessano ben altro.
Poco dopo, vediamo un’altra ragazza. È lei a chiedere, prima la benedizione e poi un abbraccio, alle volontarie. Georgina aveva lasciato la strada, quando era diventata mamma, ma dopo l'improvvisa perdita del figlioletto, è tornata nuovamente a prostituirsi. «Per questa sera ho finito», dice ai volontari. «Vengo con voi.
Mi riportate a casa?». Georgina sale sul furgone, continua a chiacchierare e dà appuntamento alla settimana prossima. «Mi raccomando portatemi un dolcetto», afferma mentre si avvicina al portone del palazzo dove abita.
A Montesilvano incontriamo Natalia. Gonna cortissima, stivale oltre il ginocchio, non appena i volontari scendono dal van, è lei che si accomoda sui sedili. «Una cosa bella di questa vita?», questa volta per rispondere alla domanda degli operatori Natalia impiega più tempo. «Nulla, forse dovrei dire i soldi». Natalia ha cominciato a prostituirsi circa sei anni fa nel nord Italia, «me lo ha proposto un'amica», ricorda. «La prima volta è stato terribile. Mi vergognavo». Dopo qualche tempo, viene a Pescara e prende “in affitto” la sua postazione, come molte altre ragazze. All’epoca il giro era gestito da un’organizzazione che venne poi smantellata grazie a un’operazione di polizia. «Nella scorsa uscita», raccontano gli operatori della Comunità, «abbiamo incontrato una brasiliana che ci ha detto che paga una camera in affitto per 300 euro a settimana. È evidente che il prezzo include anche altro».
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