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PESCARA. Valorizzare i siti minerari dismessi. Un patrimonio storico, archeologico, ambientale e paesaggistico che può rappresentare un’opportunità di sviluppo in chiave turistica e culturale. È l’obi...
PESCARA. Valorizzare i siti minerari dismessi. Un patrimonio storico, archeologico, ambientale e paesaggistico che può rappresentare un’opportunità di sviluppo in chiave turistica e culturale. È l’obiettivo della proposta di legge “Disposizioni per l’utilizzo e la valorizzazione del patrimonio minerario dismesso”. Depositato ieri, il dispositivo è stato presentato dai gruppi consiliari di centrosinistra in Regione, Partito Democratico, Abruzzo in Comune, Legnini Presidente e Gruppo Misto.
In Abruzzo esistono 40 siti minerari abbandonati. Di questi 22 sono per asfalto e bitume; 11 per bauxite e 4 per marna. Le miniere sono dislocate in 12 comuni della provincia di Pescara, sette dell'Aquilano e una è a Pineto, nel Teramano. Nessuno di questi è visitabile e il progetto parte proprio da qui: porre le basi per la messa in sicurezza e valorizzare le miniere. La proposta è stata illustrata ieri dai consiglieri regionali Antonio Blasioli e Silvio Paolucci, affiancati da Dino Di Cecco in rappresentanza del Graim (Gruppo di ricerca di Archeologia industriale della Majella) e Gianluca Cassano per il Cars (Centro appenninico Ricerche sotterranee).
Negli ultimi anni Lombardia, Liguria, Piemonte e Valle D’Aosta si sono dotate di una specifica legge volta proprio a restituire una nuova vita ai siti. «Sono leggi», spiega il consigliere Blasioli, «che individuano un piano per il recupero e per la messa in rete delle miniere; le norme per garantire la sicurezza; e l’individuazione delle cosiddette miniere museo, con disposizioni più stringenti». Su questa linea si colloca la proposta abruzzese. Il cuore del progetto è il programma regionale per il recupero e la valorizzazione del patrimonio minerario dismesso. Alla sua stesura contribuirà un comitato consultivo, che sarà composto, oltre che dalla Regione, da Anci, Upi, Uncem, Sovrintendenza, Enti Parco Nazionale della Majella e Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (gli unici due su cui incidono le miniere abbandonate) e da una rappresentanza degli operatori del settore.
Un articolo prevede precise regole in merito alle autorizzazioni necessarie all’utilizzo, nonché per la sicurezza dei fruitori dei siti. «Sono otto anni che facciamo ricerche sul patrimonio minerario abruzzese», commenta Dino Di Cecco del Graim, «e molto spesso sono rese difficoltose dalla necessità di ottenere autorizzazioni su più livelli. Questa legge pone un primo passo nella semplificazione dei processi amministrativi».
«Il patrimonio minerario abruzzese costituisce un tesoro sommerso che deve essere portato alla luce e valorizzato per renderlo un tesoro per il futuro nel segno del turismo slow che è sempre più in crescita», sottolinea Gianluca Cassano del Cars. «Le miniere della Majella hanno segnato la storia del comprensorio della Val Pescara e la loro presenza ha contribuito al riconoscimento della Majella Geoparco dell’Unesco. La valorizzazione di questi siti oltre a generare molteplici opportunità turistico-culturali, potrà veicolare identità e valori di queste comunità», rileva Blasioli. Ora che la legge è depositata, si va ad aprire la fase delle audizioni dei soggetti che entreranno nel comitato consultivo in commissione Ambiente per portare la legge all'approvazione in Consiglio regionale. Un iter che potrebbe concludersi entro dicembre. «I giacimenti minerari dismessi in Abruzzo», aggiunge Paolucci, «sono simbolo di un passato economico e sociale che va tenuto in vita. Chiediamo una rapida calendarizzazione e lanciamo un appello perché riprendano i lavori del Consiglio e le Commissioni fermi da oltre un mese».

