Le risorse per ripartire: fondi Ue e per emergenze
La Protezione civile e le Regioni preparano il dossier da presentare all’Europa Il primo obiettivo sono le scuole, Grasso lancia l’allarme infiltrazioni negli appalti
ROMA. Stagione fredda alle porte con 2.500 sfollati. E poi le scuole che non ci sono più che dovevano riaprire tra pochi giorni. Difficile per sindaci, Regioni e governo districarsi tra le emergenze nel dopo sisma. Nella prima riunione a Palazzo Chigi è stata fatta una prima ricognizione e la scelta di dare assoluta priorità a chi è ospitato nelle tende, era obbligata. Le soluzioni alternative saranno esaminate dopo la prima mappatura degli edifici “solo” lesionati, indagine che servirà anche a fare una prima stima dei danni. Per la ricostruzione “dov’era e com’era” è il refrain di questi giorni, fatto proprio anche dal presidente Mattarella ieri durante l’incontro con i sindaci dei paesi colpiti. Un principio confermato anche alla riunione tra Renzi, la Protezione civile, le quattro regioni (Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria) e il sottosegretario De Vincenti.
Ma oltre a ribadire che tutti gli interventi, sia quelli immediati sia quelli di lungo periodo, saranno concordati con le popolazioni locali, non si è andati: il governo per ora rimane un passo indietro dalla Protezione civile. «La riapertura delle scuole è fondamentale» dice Renzi mandando l’altro “segnale forte”, e al ministero dell’Istruzione già dalla prossima settimana sarà attiva una task force per riorganizzare il servizio nelle zone colpite e garantire la regolarità dell’anno scolastico. Secondo una prima stima sono 37 le scuole inagibili (una decina quelle distrutte) e le verifiche partiranno subito. Sul fronte politico a parte qualche polemica inevitabile, Forza Italia accoglie l’invito all’unità. «È necessaria una collaborazione costruttiva» ha detto ieri Berlusconi, confermando la disponibilità ad appoggiare «ogni atto legislativo utile a favorire i soccorsi e la ricostruzione». E in settimana potrebbe essere definito un commissario. Intanto, dopo aver delimitato l’area colpita dal sisma con l’indicazione dei 16 comuni dove è prevista la sospensione dei tributi e degli adempimenti fiscali, al ministero dell’Economia stanno esaminando tutte le possibilità per reperire le risorse.
Il primo passo è però il conto delle operazioni di soccorso ed emergenza che dovrà corredare la richiesta di attivazione del Fondo europeo di solidarietà entro 12 settimane dall’evento. L’importo massimo per l’Italia non può superare i 354 milioni e in ogni caso non potrà essere utilizzato per il risarcimento dai danni ai privati ma solo per le strutture pubbliche. Il Dipartimento della Protezione civile, nelle prossime settimane, in stretto raccordo con le Regioni coinvolte, coordinerà la predisposizione del dossier per richiedere l’accesso al FondoUe. C’è poi la strada (in salita) per ottenere un allentamento degli obiettivi di bilancio e inserire fuori dal patto di stabilità le spese della ricostruzione e dell’adeguamento antisismico. Capitoli che per Bruxelles non sono sovrapponibili, solo il primo è giustificato dagli eventi eccezionali. Come saranno utilizzate le risorse è ancora prematuro dirlo ma l’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone è già stata chiamata in causa per attivare l’attività di controllo sugli appalti e replicare il modello Expo. E sulla possibilità delle infiltrazioni criminali è il presidente del Santo, Pietro Grasso a lanciare l’allarme: «La politica dovrà darsi da fare per ricostruire questi luoghi, nel pieno rispetto dei pareri dei tecnici e della volontà delle comunità. Quando si spengono i riflettori si accendono gli appetiti della criminalità che specula sul dolore: l'attenzione su questo tema dovrà essere altissima, non si possono commettere gli errori del passato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

