Le sculture filmiche e le sollecitazioni artistiche di Barba

4 Ottobre 2014

PESCARA. La ricerca del dialogo e l'enigma della comunicazione nel tempo che permea la vita contemporanea, al centro della mostra che segna la ripresa delle attività della galleria Vistamare di...

PESCARA. La ricerca del dialogo e l'enigma della comunicazione nel tempo che permea la vita contemporanea, al centro della mostra che segna la ripresa delle attività della galleria Vistamare di Benedetta Spalletti per la stagione 2014-15. Il piano nobile del palazzetto storico in Largo dei Frentani 13 a Pescara è pronto a richiamare di nuovo l'attenzione del mondo dell'arte contemporanea e della città in cui Vistamare ha scelto di operare già da 13 anni a questa parte.

A partire dalle 18 questa sera vernissage dell'esposizione di Rosa Barba (1972), artista di origine girgentina che ha scelto di vivere e lavorare a Berlino dopo gli studi accademici a Colonia. Si tratta della prima mostra complessiva di Barba a Vistamare e ciò che la rende più ricca ed esclusiva è la compresenza delle opere di altri tre artisti a cui Barba ha chiesto di partecipare: Ettore Spalletti, Daniel Roth e Leonor Antunes. I lavori generati dai reciproci scambi artistici sono presenti in stanze differenti per tutta la durata della mostra (aperta al pubblico da martedì 7 ottobre fino al 10 gennaio 2015, orario 10-13 e 16.30-19.30 dal martedì al venerdì, il sabato solo pomeridiano, ingresso gratuito).

Lo spazio di Vistamare ripartito in sale contigue come un continuum espositivo si conferma congeniale al progetto ideato da Benedetta Spalletti. Tre ambienti dialoganti per dare una storia, spiega la gallerista pescarese, un filo rosso che riunisca opere e concetti annullando confini temporali e geografici dei tre artisti appartenenti a generazioni e territori diversi. «Il dialogo è continuo e rappresenta il tema che intendo portare avanti anche quest'anno», afferma la nipote dell'artista Ettore Spalletti, nome prestigioso in campo internazionale. Il lavoro di Rosa Barba – già familiare nella galleria pescarese per essere parte integrante di una precedente collettiva con Joseph Kosuth (1945, Toledo, Ohio) e altri nomi significativi dell'arte contemporanea – abbraccia cinema, suono e testo, ricercando una sorta di effetto multisensoriale. Qui l'artista presenta una selezione di opere, di cui alcune realizzate espressamente per la galleria.

Tre di queste sono le sue note sculture filmiche: una grande installazione in feltro, un oggetto realizzato con filtri colorati, un lavoro composto di sei grossi calchi di gesso che in superficie rivelano le impronte di migliaia di lettere di stampo tipografico. Il cinema è da sempre il motivo di partenza del lavoro di Barba, a prescindere dalla presenza o meno dei suoi elementi letterali proiettore-celluloide-schermo.

Delle tre sculture filmiche, solo due proiettano un'immagine, mentre la pellicola della terza, che proietta luce bianca, reca in sé una colonna sonora ottica. Attraverso le sue installazioni, Rosa Barba persegue una personalissima esplorazione del cinema e della sua capacità di essere allo stesso tempo mezzo astratto, un veicolo informativo, e oggetto materico dalle forme plastiche. Invitando tre altri artisti a partecipare alla sua mostra, Barba trova modo di dialogare, all’interno del medesimo spazio, con Ettore Spalletti, Spalletti (1940, Cappelle sul Tavo, dove vive e lavora), Daniel Roth (1969, Schramberg, vive e lavora a Karlsruhe e Fohrenbühl) e Leonor Antunes (Lisbona, 1972, vive e lavora a Berlino).

A ciascuno ha chiesto di realizzare un’opera partendo dallo spunto fornito da un oggetto che ha inviato loro o dalla conversazione avuta insieme. Spalletti ha ricevuto degli strumenti per l’incisione su marmo, barre colorate in argento con punte dorate; con Roth, Rosa Barba ha discusso dell’interpretazione del paesaggio come oggetto; infine ha consegnato ad Antunes un barattolo di pigmenti blu. Barba non ha in alcun modo influenzato o seguito l’iter creativo delle singole opere, che penetrano subitaneamente all’interno dell’esposizione come "objets trouvés".

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