Le vittime: lo sanno tutti che sono tipi aggressivi
PESCARA. Sono state fondamentali, per polizia e carabinieri, le testimonianze fornite dalle vittime, che hanno raccontato tutto, nei minimi dettagli, in alcuni casi riconoscendo gli aggressori...
PESCARA. Sono state fondamentali, per polizia e carabinieri, le testimonianze fornite dalle vittime, che hanno raccontato tutto, nei minimi dettagli, in alcuni casi riconoscendo gli aggressori attraverso le foto, anche quelle su Facebook.
Ascoltando i giovani che hanno visto in azione la banda, gli uomini della squadra mobile hanno scoperto che tutti sapevano «in giro» che A.L. e gli amici erano «dei tipi violenti, che amano attaccare briga e che spesso girano armati di coltelli». La sera del 28 giugno, praticando sulla riviera nord il pericoloso gioco del knockout game, in cui si atterra uno sconosciuto senza alcun motivo, A.L. e i suoi amici hanno attaccato briga con dei giovani chiedendo «in modo insistente delle sigarette» dopodiché hanno «sferrato in modo repentino degli pugni in viso» a uno di loro, «caduto a terra per lo choc» e hanno «cercato di spaccare la bici» di un altro, come ha riferito la vittima del pestaggio gratuito. Non si sono fermati, hanno proseguito, prendendo di mira altre persone. Si muovevano in gruppo, «urlavano e schiamazzavano, sembravano alterati», ha detto un altro dei giovani pestati senza motivo, avvicinato dalla banda mentre era con la fidanzata e un amico. «Uno mi continuava a fissare e un altro mi apostrofava dicendo: «Che c...o ti guardi l’amico mio?», dopodiché «il mio amico è stato colpito con un casco. Sono intervenuto per dividerli ma sono stato colpito anche io con il casco, e la botta mi ha provocato la rottura di tre denti. Anche gli altri si sono avventati su di me e mi hanno preso a calci e pugni».
Un mese dopo è arrivato in questura, insieme al padre, un ragazzino che era stato brutalmente affrontato da A.L., geloso della sua fidanzata. Il 17enne gli aveva detto «a brutto muso» di lasciare in pace la ragazza e il suo giovanissimo complice, S.D.A., 14 anni, lo ha «punzecchiato alla coscia» e gli ha tirato «una testata in viso» mentre un terzo bolordo, di soli 13 anni, gli ha dato un calcio e lo ha inseguito con un cacciavite in mano. Lui si è messo in salvo e si è precipitato in questura con il padre e li ha ricevuto la telefonata di un amico che lo invitava «a non fare denuncia perché A.L. e gli altri avevano raggiunto i miei amici e li avevano rapinati del portafogli dicendo che se avessi sporto denuncia mi avrebbero ammazzato». I bulli erano armati e da allora la vittima ha cominciato a stare a casa, la sera.
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