Lega, Salvini pronto al dietrofront Il sì a D’Incecco scatena il partito

21 Agosto 2022

Forza Italia, decisione nella notte: la beffa incombe. E rispunta anche Rotondi in quota FdI

PESCARA. Se alla fermata del bus c’è la calca per accaparrarsi l’unico posto libero non finisce mai bene. C’è chi urla e litiga, chi vanta diritti di prelazione perché c’era da prima e chi, invece, alza i tacchi e sceglie di andarsene per salire su un altro mezzo. Ma questo Matteo Salvini non lo ha preso subito in considerazione confermando la scelta del consigliere regionale, Vincenzo D’Incecco, per il proporzionale Senato, una delle tre posizioni eleggibili insieme alle altre due al proporzionale Camera, occupata da Luigi D’Eramo, e all’uninominale Senato, collegio di Chieti, andata al semi-paracadutato Alberto Bagnai, senatore uscente in aria di incarico governativo in caso di probabile vittoria del centrodestra.
Ma il partito si è rivoltato contro il capo e nella notte è scattata l’operazione dietrofront che ha rimesso in corsa Nicoletta Verì, Marcello Antonelli e persino Giuseppe Bellachioma. È accaduto sul filo di lana, a poche ore dal primo dei due giorni in cui le liste per il voto del 25 settembre vanno presentate, e quando ormai la rivolta si era allargata a macchia d’olio da Chieti a Teramo, patendo da Pescara. Ma se spulciamo nelle altre parrocchie della coalizione di centrodestra c’è chi sta messo peggio. Molto peggio. Parliamo di Forza Italia dove sembra che non faccia più giorno perché la voce che è cominciata a circolare dalle 21 di ieri era da shock per gli aspiranti all’unica posizione eleggibile in Abruzzo, nel proporzionale Camera.
I quattro contendenti sono rimasti in tre perché Mauro Febbo ha deciso di partire per le vacanze in Nord Europa lasciando campo libero a Nazario Pagano, Lorenzo Sospiri e Antonio Martino che da tre giorni, e con oggi quattro, fanno anticamera a Roma senza ricevere udienza. Ed è già il primo segnale d’allarme.
«La decisione verrà presa nella notte», le parole di Antonio Tajani, il vicecapo, ieri sera in tv a suggellare l’ennesima giornata da batticuore per i forzisti che nel frattempo si sono visti cadere intorno decine teste coronate del partito, come quella del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Moles, coordinatore in Basilicata, fatto fuori dalle elezioni per fare posto alla Casellati.
Non si sa se è meglio chiamarla scure o scimitarra di Berlusconi quella che sta decimando le teste dei big perché dei 120 parlamentari uscenti solo 87, tra aspiranti deputati e senatori, hanno un posto sicuro. Ma la cosa certa è che l’Abruzzo, pur avendo fatto segnare percentuali di tutto rispetto, è per i vertici nazionali di Forza Italia una regione Cenerentola. Lo dimostrano esempi molto recenti, come quel posto blindato all’uninominale Camera, destinato all’inizio a Pagano, ma tolto ai forzisti e passato nelle mani del meloniani. E che dire, poi, dell’anticamera da sfinimento alla quale Tajani & C hanno costretto i tre azzurri targati Abruzzo? Ma la vera sorpresa, anzi la beffa, non è ancora servita.
Secondo quelle voci insinuanti di ieri sera, infatti, nell’unico posto disponibile finirebbe un paracaduto. Uno smacco clamoroso, ma è facile che accada in base alla teoria di Cenerentola. È comunque preferibile affidarsi al condizionale e attendere che si faccia l’alba per conoscere, come ha annunciato Tajani, la fine dello stillicidio vissuto da Pagano e gli altri due. Andiamo avanti per capire cosa è accaduto in casa dell’azionista di maggioranza, Fratelli d’Italia, dove il problema di sovraffollamento non riguarda la platea locale ma quella dei candidati che saranno sganciati con il paracadute. Si fanno i nomi più disparati, dal forzista Rotondi, inviato in Abruzzo in quota FdI, a Daniela Santanché, fino ad arrivare sulla vetta, cioè a Giorgio Meloni. Ma non possiamo dire nulla né il contrario di nulla dopo che ieri, per l’intera giornata, il partito si è chiuso a riccio: «Scusa, ma siamo in riunione», l’unica risposta che trapelava via Whatsapp.
Torniamo quindi alla Lega per scandagliare gli effetti immediati e pesanti innescati dalla candidatura del consigliere regionale D’Incecco che hanno portato Salvini sulla strada del ripensamento, anch’essa da confermare oggi. Prendi per esempio Pescara, dove, alla delusione accompagnata da preoccupazione di Antonelli, Verì e Luca De Renzis, si aggiunge un risvolto politico che non è di poco conto. E cioè l’ingresso in Consiglio regionale di Carla Ricci, moglie del sindaco di Pianella Sandro Marinelli che, non più di una settimana fa, era schierato in prima fila alla conferenza stampa dell’ex leghista Gianfranco Giuliante che annunciava il suo patto con Italia Viva. E se ci spostiamo a Teramo potremmo rilevare il malcontento di Pietro Quaresimale, il mister preferenze, e di Bellachioma. Ma il cratere del vulcano pronto a eruttare non può che essere nella provincia di Chieti dove la Lega ha già perso pezzi, come Emanuele Marcovecchio, e dove oggi Nicola Campitelli, assessore della giunta Marsilio, non si trattiene più per la mancata candidatura. Ma il partito di Salvini non può permettersi altre fughe perché persino la tenuta della maggioranza in Regione andrebbe a gambe all’aria. E qualcuno deve averlo bisbigliato all’orecchio del capo.
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