Legambiente attacca: troppe concessioni, meglio dare un taglio

26 Luglio 2023

Il dossier presentato a Pescara con numeri e sette proposte Di Marco: in regione il 48,1 per cento della costa è occupato

PESCARA. «L’affidamento delle concessioni balneari stabilito tramite bandi di gara non è più rinviabile. Occorre, infatti, dare seguito alle innumerevoli sentenze statali ed europee a riguardo, altrimenti si arriverà presto a multe per il nostro Paese per violazione delle direttive europee. Da ultimo, lo scorso marzo, il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittima la possibile proroga delle gare fino alla fine del 2024, decisa dall’attuale governo nel cosiddetto decreto “Milleproroghe”. Il testo della legge nazionale prevede che ci potranno essere deroghe sulla base di ragioni limitate e motivate, ma comunque non oltre il 31 dicembre 2024. Bisogna attuare, quindi, quanto previsto dalla legge per il mercato e la concorrenza, che stabilisce di affidarle tramite gare a partire dal primo gennaio 2024».
Legambiente va all’attacco presentando anche a Pescara il dossier sulle spiagge. Che spazia ad ampio raggio. Parte dalla prima mappa degli eventi meteo estremi nei comuni costieri: il Sud Italia il più colpito. Preoccupa anche l’avanzata dell’erosione costiera e del consumo di suolo. Per gli ambientalisti «le spiagge libere sono un miraggio»: 12.166 le concessioni balneari in Italia (dato 2021), 1.663 in Abruzzo di cui 891 per gli stabilimenti e 44 campeggi e circoli sportivi, pari al 48,1% di costa bassa occupata. Troppo secondo Legambiente.
«Finalmente è arrivato con l’ok del Cdm al decreto mappatura concessioni, ora si proceda in tempi brevi al censimento. Si avviino i bandi di gara per l’affidamento delle concessioni. Al Governo Meloni indichiamo sette interventi da mettere in campo a partire dall’approvazione del Piano di adattamento al clima, della legge sullo stop al consumo di suolo, garantire almeno il 50% delle spiagge in ogni comune lasciato alla libera e gratuita fruizione e misure di adattamento per ridurre il rischio di inondazioni nelle zone costiere. Anche la regione Abruzzo faccia la sua parte».
Così afferma Giuseppe Di Marco, presidente regionale dell’associazione.
Nel report, diffuso ieri mattina nel giorno del tavolo tecnico interministeriale sulle concessioni demaniali convocato dal governo Meloni, Legambiente riporta centinaia di dati significativi. Dal 2010 al giugno 2023 sono 712 gli eventi climatici estremi, su 1.732 eventi totali, avvenuti in 240 dei 643 comuni costieri (pari al 37,3%). Il bilancio è stato di 186 vittime.
Dal 2010 le regioni più colpite sono state la Sicilia, con ben 154 eventi estremi, la Puglia con 96, la Calabria (77) e la Campania (73). Tra i comuni più colpiti: Bari, con 43 casi, Agrigento con 32, Genova con 27, Palermo e Napoli entrambe con 23 casi e Ancona con 22. Preoccupanti anche i dati sull’erosione costiera e sul consumo di suolo: tra il 2006 e il 2019 sono stati modificati 1.771 km di costa naturale bassa su 4.706 km in totale, pari al 37,6% (Dati Ispra).
Uno dei problemi è che in Italia si continua ad intervenire con opere come pennelli e barriere frangiflutti, arrivando in totale a ben 10.500 opere rigide lungo le coste, quasi 3 ogni 2 chilometri di costa.
«Si tratta di opere che artificializzano ulteriormente la linea di costa e che, come provato su molti litorali, modificano inevitabilmente le correnti marine e spostano semplicemente il problema su altri tratti coste», sottolinea Di Marco. Il consumo di suolo nei comuni costieri italiani è pari ad oltre 420mila ettari al 2021 che corrisponde al 27% del totale di suolo consumato in Italia, con un incremento vicino al 6% rispetto al dato 2006. Ma torniamo alle concessioni.
«Rispetto al tavolo interministeriale, teniamo a precisare che purtroppo le ragioni dell’ambiente sono state tenute fuori. Non sono state invitate le associazioni ambientaliste, ma solo quelle che raggruppano gli operatori del settore e le amministrazioni. Guardando alla diffusione territoriale, regioni record in fatto di concessioni sono Liguria, Emilia-Romagna e Campania, dove quasi il 70%delle spiagge è occupato da stabilimenti balneari con punti in alcuni comuni prossime al 100%. La sintesi», conclude l’associazione, «è che è sempre più difficile trovare una spiaggia libera dato che non esiste una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione». (c.s.)