Legati all’Abruzzo «Globali, ma sempre con le nostre radici»

18 Novembre 2016

Filippo Antonio tra passato, presente e futuro: il segreto è la ricerca ossessiva della qualità del prodotto

PESCARA. Una dichiarazione d’amore all’Abruzzo: «La natura, il paesaggio e la gente. Abbiamo delle località incredibilmente belle nella nostra regione che dobbiamo tutelare. Ogni tanto leggo di qualche scempio e me ne rammarico. I fiumi, le montagne, le vallate e il mare d’Abruzzo sono il nostro patrimonio: guai a dimenticarlo. Gli abruzzesi, lasciatemelo dire, sono gente tosta, leale e lavoratrice». E poi, il Dna di una dinastia fra le italiane più importanti del mondo, raccolta tutta in una frase: «Chi fa la pasta De Cecco, crede in quello che fa e, da sempre, ne è il primo e il miglior testimonial».

Eccolo Filippo Antonio De Cecco, Cavaliere del lavoro, presidente dell’omonimo gruppo che dall’Italia, anzi, da Fara San Martino, sparuto paesino del Chietino, alla Russia di Putin, produce ed esporta in tutto il mondo una pasta il cui marchio e garanzia di qualità.

Cavaliere, qual è la ricetta del miracolo De Cecco?

«La ricerca continua, pignola, quasi ossessiva della qualità del prodotto. Alla quale aggiungiamo la visione di una crescita che non deve mai fermarsi: volumi maggiori e nuovi mercati. Insomma, non ci siamo mai accontentati dei nostri successi e non abbiamo mai pensato neppure lontanamente di togliere qualcosa alla qualità dei nostri prodotti. I primi testimonial della De Cecco sono i dipendenti: loro sanno bene quel che fanno».

Una grande multinazionale con il cuore in provincia: è solo una questione di radici?

«Non ci riteniamo una multinazionale nel vero senso della parola. Siamo De Cecco, un’azienda che viaggia per il mondo dalla fine dell’800 e che continuerà a farlo. Il legame con l’Abruzzo è inscindibile. Non a caso, tutta la pasta De Cecco è prodotta esclusivamente nella nostra regione, precisamente negli stabilimenti produttivi di Fara San Martino e Caldari di Ortona».

Eppure altri grandi famiglie come gli Agnelli se ne vanno...

«Certamente in Italia, di questi tempi, non è facile fare impresa. Giorno dopo giorno, rischiamo di essere stritolati da tasse e burocrazia. L’azione politica, malgrado i tanti proclami, non è ancora risolutiva come auspichiamo. Rendiamoci conto che la crisi è iniziata nel 2008 e non accenna ad allentare la morsa. Non dico che giustifico chi va via, ma non mi sento di condannarlo. Noi abbiamo scelto di restare qui e non rinneghiamo la nostra scelta. Ci auguriamo un cambiamento, però».

Prima ha accennato a che cosa le piace di più dell’Abruzzo. Che cosa invece farebbe a meno di questa regione?

«Abbiamo alcuni ritardi che ci penalizzano. E’ facile dire: De Cecco produce la migliore pasta del mondo sotto la Maiella, ma che bravi. La gente dovrebbe sapere che sono trascorsi decenni e la politica non ha sistemato la strada che da Guardiagrele porta a Fara San Martino. Ditemi voi se è normale. A me non sembra. Vogliamo parlare della tratta ferroviaria Roma-Pescara? O del fatto che la nostra regione non è attraversata dall’Alta velocità delle Ferrovie di Stato? Dal Dopoguerra in poi, l’Abruzzo è cresciuto tanto, anche a livello infrastrutturale, ma poi si è fermato. Dobbiamo riprendere a correre».

La vostra azienda, della famiglia De Cecco, si dice che sia una multinazionale tascabile per quanto sia sensibile ai mercati, vivace nei bilanci, superflessibile nell'organizzazione e nella realizzazione del prodotto. Ritiene che questa definizione sia corretta o c'è qualcosa di più che secondo lei caratterizza l'azienda?

«Ci hanno definito in tanti modi. Le parole che ci piacciono di più, sono quelle che riguardano la qualità del prodotto. Lì non è questione di grandezza, ma di valore. La migliore pasta è la nostra. Lo è perché utilizziamo la parte nobile dei migliori grani, che andiamo a cercare dovunque siano. Lo è anche perché lavoriamo con un metodo esclusivo, che prende il nostro stesso nome. Ogni giorno, nel mondo, i nostri sforzi vengono premiati e ne siamo lusingati».

Non molto tempo fa lei ha preso in prestito una citazione di Winston Churcill secondo cui non sempre cambiare equivale a migliorare ma per migliorare bisogna sempre cambiare. Trova che questa citazione sia sempre d'attualità?

«Cambiare per migliorare: è questo il nostro imperativo. La tecnologia si evolve e noi dobbiamo stare al passo, anzi il nostro passo deve essere il più veloce».

Nel 1893 alla fiera universale di Chicago Filippo Giovanni De Cecco fu premiato per la qualità e l'eccellenza del made in Italy. Crede che ci sia ancora spazio del made in Italy nel mondo oppure crede che sia arrivato a un punto talmente alto da essere solo copiato?

«Il made in Italy sublima la nostra capacità di fare, che è unica. Di conseguenza, siamo condannati ad essere copiati. Ci sarà sempre chi cercherà di copiare la nostra pasta, la nostra moda, il design e via dicendo».

E quali sono i rimedi?

«Quelli legali. Ma, sia chiaro, solo i migliori vengono imitati».

La De Cecco ha acquistato aziende che fanno pasta russa. Alla luce dei risultati e anche dei dazi imposti dalla Ue, lo rifarebbe?

«Rifarei tranquillamente l’investimento in Russia: stiamo parlando del terzo mercato mondiale dei consumatori di pasta. Abbiamo acquisito marchi russi che producono pasta locale, fatta secondo la tradizione con grano tenero, mentre da noi, in Italia, per legge la pasta è di grano duro. Se è vero che le sanzioni contro la Russia di Putin stanno penalizzando le importazioni dall’Italia, è altrettanto verso che le aziende che producono in Russia stanno vendendo di più. Siamo contenti di come stiano andando le cose per le nostre aziende russe che, ripeto, non producono pasta De Cecco, ma pasta russa. Di grano tenero».

Presidente, che cosa suggerirebbe a un giovane affinché possa inserirsi al meglio nel mondo del lavoro? Scuola, università, preparazione...

«La preparazione scolastica è indispensabile. Più è alta e meglio è. Se si tratta di una preparazione di tipo internazionale, si tratta di un valore aggiunto. Ma bisogna anche affinare altri aspetti: la voglia di fare, di sacrificarsi, la concretezza. Meglio porsi uno o due obiettivi ben focalizzati che rincorrerne cento».

Abruzzo-De Cecco, quanto ritiene sia forte questo legame e quanto possa esserlo di più in prospettiva?

«Il legame della De Cecco con l’Abruzzo è fortissimo e non scindibile. Siamo qui e siamo nel mondo. Abbiamo scelto di essere globali senza tagliare le nostre radici. Penso che sia stata una scelta saggia».

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