Legge elettorale, tocca alle Camere

L’esecutivo si sfila. I partiti dovranno decidere se aspettare o meno la Consulta
ROMA. Il dossier della legge elettorale è ufficialmente nelle mani del Parlamento. Lo ha detto alla Camera il neo premier Paolo Gentiloni: «Il governo non sarà protagonista», ma si limiterà a «facilitare e a sollecitare» l’accordo, come ha poi ribadito il ministro per i rapporti col Parlamento Anna Finocchiaro. La prima decisione riguarda i tempi: subito o dopo la sentenza della Corte costituzionale del 24 gennaio sull’Italicum? Una decisione che implica due impostazioni diverse, tra fautori del maggioritario e quelli del ritorno al proporzionale, in un dibattito che si intreccerà con il congresso Pd.
In aula il capogruppo del Pd Ettore Rosato ha invitato tutti i gruppi «a non gridare, ma a avanzare una proposta», perché «una legge elettorale si fa rapidamente o non si farà mai». E poi un monito: «Nessuno pensi di usare la legge elettorale per far durare qualche giorno di più la legislatura». Il sospetto nella maggioranza dem, infatti, è che le opposizioni mirino ad allungare la legislatura,: il centrodestra e Sinistra Italiana avrebbero bisogno di tempo per riorganizzarsi; M5s lucrerebbe con un governo Pd che deve affrontare temi difficili come le banche o eventuali manovre. D’altra parte la minoranza interna sospetta Renzi di voler accelerare per impedire agli avversari di organizzarsi: «Mira al voto con il sistema che uscirà dalla sentenza della Consulta il 24 gennaio» dice Nico Stumpo.
Sinistra Italiana, con Alfredo D’Attorre e Arturo Scotto, ha confermato la disponibilità a confrontarsi con la maggioranza, lanciando l’idea del ritorno al proporzionale: «Siamo per una Repubblica parlamentare, deve finire l’illusione del governo maggioritario del capo» ha sentenziato Scotto. E su queste posizioni sono anche la minoranza Dem, ma anche alcuni ex Dc che sostengono la maggioranza interna. «Questo è un tema - dice Enrico Borghi che sta preparando un ddl per adottare il sistema proporzionale tedesco - che entrerà nel nostro dibattito congressuale: va sciolto il nodo tra l’anima maggioritaria e quella proporzionale». Ma c’è anche chi, come Michele Nicoletti, ha già presentato un ddl per il ritorno al Mattarellum (raccogliendo già 20 adesioni tra i dem: «È una illusione pensare di arginare i populisti di M5S e Lega col proporzionale: alle elezioni dovremmo dire che chiediamo voti per poterci poi alleare con Berlusconi. Un suicidio». Oggi Giuseppe Lauricella presenterà un proprio ddl. La quadra potrebbe essere un sistema proporzionale con un premio di governabilità per il partito più votato oltre una certa soglia.
Il centrodestra ha riunito ieri il tavolo dei rappresentanti di Fi, Lega, Fdi, Cor di Raffaele Fitto, Idea di Gaetano Quagliariello e Popolari per l’Italia di Mario Mauro. Un incontro significativo sul piano politico perché riafferma il valore della coalizione e lascia intravedere la preferenza per un sistema che favorisca le aggregazioni, anche se Berlusconi vuol lasciarsi aperta la via anche per altre soluzioni.

