«Legge subito»

La deputata Pd: sono delusa, ecco gli oppositori
PESCARA. Maria Amato è medico e deputato (Pd). E' soprattutto nel gruppo ristretto che ha studiato il testo della legge sul fine vita ancora fermo in Commissione.
Onorevole, è sorpresa di come e dove ha preferito andare a morire dj Fabo?
«Sorpresa no. Mi addolora che abbia dovuto affrontare quest'ultimo viaggio, lasciandoci come ultima frase "Qui, solo, senza l'aiuto del mio Stato". Sono un medico, dovrei essere avvezza a sofferenza e morte, ma non ci si abitua. E Fabo di sofferenza ne ha avuta, un doloroso calvario che non ha più avuto la forza di sostenere. Rispetto. Ecco quello che provo, rispetto e pena».
Riprendiamo un attimo quella frase in cui lui nel punto di morire dice di sentirsi solo senza l’aiuto del suo Stato. Lei, essendo parlamentare, rappresenta una parte di questo Stato: sente di rimproverarsi qualcosa?
«Personalmente no perché ho spinto questa legge con partecipazione ed energia. C'è tuttavia da dire che il testo in discussione in realtà non avrebbe consentito nè l'eutanasia nè il suicidio assistito. Afferma però il diritto all'autodeterminazione, a scegliere la sospensione dei trattamenti sanitari, al non abbandono, alle cure palliative. Afferma ancora che questo diritto quando siamo coscienti si realizza attraverso il consenso informato, ma lascia la possibilità di decidere ora per allora attraverso le disposizioni anticipate di trattamento».
Ci spieghi perché l’Italia non riesce ancora ad avere questa legge: chi si oppone?
«Il testo doveva arrivare in Aula a febbraio, ma l'ostruzionismo in Commissione XII ad opera di Lega nord, Ncd, Forza Italia, e alcuni deputati di forze centriste, manifestato con 3200 emendamenti per 4 pagine di testo, ha fatto slittare i tempi. Siamo ancora in attesa dei pareri delle Commissioni, in particolare la commissione Giustizia si esprimerà in settimana».
Facciamo i nomi?
«I deputati che hanno fatto opposizione, come si può desumere dai resoconti delle commissioni, sono: l'onorevole Gigli, l'onorevole Binetti, l'onorevole Pagano, l'onorevole Menorello. Con meno aggressività poi l'onorevole Palmieri, l'onorevole Rocella, e l'onorevole Calabrò».
Nessuna opposizione da parte dei poteri ecclesiastici?
«La Chiesa non si esprime tutta con un'unica voce, con un unico parlamentare. Ma ha prodotto un recentissimo aggiornamento del manuale degli operatori sanitari in cui si parla dettagliatamente del fine vita dicendo che la sedazione palliativa profonda è possibile quando è presente un sintomo refrattario, cioè la stessa definizione delle cure palliative. Specifica però che la vita è un bene non disponibile e ha una posizione differente su idratazione e nutrizione. Ma anche sul manuale è specificato che la vita non va abbreviata e che non è giusto procastinare sine die la morte».
Che cosa avverrà quando il dibattito scivolerà in Aula?
«Ci aspettiamo che in Aula si ripropongano le stesse dinamiche. Per quanto mi riguarda e con tutto il rispetto delle diverse sensibilitá, voler disporre della vita degli altri in nome della propria fede, non mi trova d'accordo. Soprattutto su un testo che non introduce azioni volte ad abbreviare la vita, piuttosto consente di scegliere di non procrastinare oltre misura la morte».
Questa legge sarebbe servita a Fabo?
«Non sono in grado di rispondere. Solo il suo medico e la sua famiglia sanno le sue condizioni e se la presenza di un sintomo refrattario avrebbe potuto giustificare la sedazione palliativa profonda, l'utilizzo cioè di un farmaco che riduce progressivamente lo stato di coscienza. Sono convinta, però, che se chi è malato sa che la sua progressiva sofferenza può essere accompagnata, fino alla sedazione, sa di non dover temere un dolore senza fine perché può dire basta ai trattamenti sanitari, riesce ad affrontare meglio la sua angoscia, lui e quelli che lo amano».
Qual è la morale di questa storia?
«Che la medicina qualche volta guarisce, e che lo Stato ha il dovere della cura sempre e fino alla fine, ma è un dato di fatto che la morte esiste e che non si può e non si deve procrastinarla oltre misura. E contro il volere del malato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

