Legge Urbanistica: M5S e Lega all’attacco

9 Novembre 2023

Per motivi molto diversi i due partiti avversari chiedono il rinvio del Consiglio di martedì prossimo

L’AQUILA. «La cosa giusta per i motivi sbagliati, potrebbe essere questa la sintesi sulla richiesta della Lega di rinviare la data del Consiglio regionale straordinario dedicato alla nuova legge Urbanistica proposta dall’assessore Nicola Campitelli. Infatti, nonostante siano i mal di pancia interni alla maggioranza ad aver ispirato l’inconsapevole buonsenso del Carroccio, il rinvio della commissione è necessario anche per il Movimento 5 Stelle». Così afferma Francesco Taglieri, capogruppo in Regione del partito di Conte. «La seduta, che si dovrebbe tenere martedì 14 novembre, non dà ai componenti del Consiglio il tempo necessario per l’analisi dei carteggi, visto che il testo approvato in commissione è stato consegnato ai consiglieri regionali, con ritardo, solo il 6 novembre scorso», sottolinea Taglieri, «parliamo di un testo che inciderà in modo significativo sulla struttura normativa della nostra Regione. Sono oltre cento articoli», incalza il pentastellato, «con emendamenti e sub emendamenti, che vanno studiati nel dettaglio, visti i colpi di coda a cui la giunta Marsilio ci ha abituato negli ultimi 5 anni. L’articolato è complesso e deve essere visionato parola per parola, per fare ulteriori osservazioni o precisazioni. Solo così svolgeremo al meglio il nostro ruolo di opposizione. Per una volta», conclude Taglieri, «le guerre interne al centrodestra hanno almeno un risvolto positivo per i lavori del Consiglio regionale. Resta l’amarezza di vedere l’Abruzzo come una pedina nella lotta di potere tra Fratelli D’Italia, Lega e Forza Italia».
Settanta pagine per 103 articoli: la nuova legge Urbanistica regionale che sostituisce la vecchia di 40 anni fa, determinerà una svolta epocale per l’Abruzzo. Dagli anni del consumo del suolo e dei processi di espansione urbana alle nuove esigenze di salvaguardia dell’ambiente.
L’inversione di tendenza è evidente già dal primo articolo della norma che recita: «Il contenimento del consumo di suolo quale bene comune e risorsa non rinnovabile che preserva gli ecosistemi, anche in funzione della prevenzione e della mitigazione degli eventi di dissesto idrogeologico e delle strategie di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici».
L’incipit è molto chiaro: la legge dà lo stop alla cementificazione e si pone l'obiettivo del consumo di suolo a “saldo zero” da raggiungere entro il 2050. Ma l’edilizia non si ferma. È consentito infatti il consumo di suolo al di fuori del perimetro del territorio urbanizzato, per l’intero periodo di vigenza dello strumento urbanistico, «entro il limite massimo del quattro per cento della superficie complessiva del territorio urbanizzato a condizione che siano eseguiti interventi di desigillazione di pari misura all’interno del medesimo territorio urbanizzato». (u.c.)
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