Legnini: deluso da questa politica

2 Gennaio 2020

Il leader del centrosinistra fa il bilancio del suo primo anno vissuto da oppositore

PESCARA. «L'Abruzzo non è messo bene». Giovanni Legnini dopo quasi un anno di diretta esperienza amministrativa in Regione commenta con una punta di preoccupazione questi mesi in Consiglio Regionale, ma tuttavia non vuole perdere l’ottimismo perché «per fortuna conservo alcuni fondamentali che consentono di coltivare speranze nel futuro: abbiamo una società sana, un ambiente in gran parte tutelato e un sistema economico che in parte vanta strutture produttive solide ed innovative. Eppure non mancano segnali di grave crisi: da quella occupazionale alle ferite del terreno, dai fenomeni di grave inquinamento al rischio crescente di infiltrazioni criminali».
Un tratto di ottimismo necessario si potrebbe dire, ma anche perché queste «sono emergenze che devono orientare l'agire pubblico, insieme alla necessità di promuovere innovazione, formazione, ricerca e dotazioni infrastrutturali moderne per competere in Italia e nel mondo», afferma Legnini, in una intervista all’Ansa, lanciando anche una stoccata: «Purtroppo la classe di governo della nostra regione non mi sembra sufficientemente attrezzata e capace di contrastare i fenomeni di crisi e far leva sulle straordinarie opportunità di cui disponiamo. Ad un'opposizione democratica spetta denunciare ciò che non va e suscitare progetti per il futuro». Legnini sa che intorno a lui c'è stato più di qualcuno che si è chiesto con che spirito lui, che veniva da un palmares politico, avrebbe potuto affrontare questa nuova esperienza. È lui stesso a spiegare che quando un’esperienza «chiama» non ci si può sottrarre perché «è per questo che, non curandomi dei rischi e delle ambizioni personali, ho tentato di animare un percorso di speranza perché ero e sono preoccupato per le sorti della nostra terra e penso che la priorità sia oggi quella di restituire alla nostra regione una classe dirigente rinnovata, consapevole e capace di affrontare le urgenze ed emergenze che abbiamo di fronte».
Che futuro quindi? Da un punto di vista personale «auguro agli abruzzesi tutto il bene possibile per il prossimo anno, questa è una terra che per fortuna conserva alcuni fondamentali che consentono di coltivare speranze nel futuro».
Ma un politico non può limitarsi a una speranza generica e quindi «noi possiamo solo assicurare che lavoreremo sempre per il bene comune anche se la battaglia politica dovesse farsi ancora più dura. Sarà un anno di grandi trasformazioni in Italia e nel mondo», conclude il leader del centrosinistra in Regione, «dobbiamo essere pronti a governarle». (l.a.)