Legnini: due donne su tre non sanno di subire un reato

Incontro a Chieti con il vicepresidente del Csm e il sottosegretario Chiavaroli
CHIETI. «Solo il 35% delle donne che hanno subito violenza ritiene di essere stato vittima di un reato. Il 44% pensa che è stato vittima semplicemente di qualcosa di sbagliato. Il 20% che sia un fenomeno accidentale e isolato». Dati Istat a effetto shock quelli enunciati dal vice presidente del Consiglio superiore della magistratura Giovanni Legnini al convegno sulla violenza contro le donne voluto dal Soroptimist all’università d’Annunzio. L’incontro, intitolato “La conoscenza non lascia lividi”, è stato organizzato con il patrocinio del Ministero della giustizia e del Dipartimento pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, nell’ambito della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Moderatore d’eccezione è stato il sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli. Hanno aperto i lavori il rettore dell’università d’Annunzio Sergio Caputi e il sindaco di Chieti Umberto Di Primio che hanno portato i saluti dell’ateneo e della città. Poi hanno preso la parola i relatori, tra cui un’unica assenza, quella del presidente della Regione Luciano D’Alfonso. In platea, oltre ai docenti della d’Annunzio e alle autorità cittadine, c’erano i ragazzi del liceo classico “Vico” e dell’istituto tecnico “Galiani De Sterlich”.
Il Soroptimist era presente con la responsabile del club teatino, il consigliere comunale Stefania Donatelli e la presidente nazionale Patrizia Salmoiraghi. L’associazione di club service tutta al femminile ha lanciato una campagna affinché le donne denuncino i casi di violenza e ha messo in campo misure per supportare quelle che lo fanno. «Offriamo sostegno psicologico», ha ricordato la Salmoiraghi, «accompagnamento all’esterno per la socializzazione, formazione, organizzazione e accompagnamento al percorso lavorativo. Ma la priorità va data alle donne che hanno presentato denuncia». «Le donne denunciano così poco perché la maggior parte delle violenze avvengono dentro le mura domestiche e se fanno il nome del proprio uomo, dopo non sanno come andare avanti. È per questo che il Soroptimist le aiuta a trovare l’autonomia di cui hanno bisogno. Questo è l’obiettivo del progetto “SI - sigla che sta per Soroptimist International - sostiene il coraggio. Conosco la tenacia delle donne», ha concluso la Chiavaroli, «che quando si mettono in testa una cosa la portano fino in fondo». E così, con la tenacia femminile di cui ha parlato il sottosegretario, le Soroptimist hanno avanzato una proposta a sorpresa al vice presidente Legnini: «Il Soroptimist vorrebbe firmare un protocollo d’intesa con il Consiglio superiore della magistratura per stilare un programma uniforme e condiviso di iniziative», ha detto la Salmoiraghi. Legnini ha risposto con un sì di massima, spiegando che molte iniziative del Csm vanno in quel senso, visto che «al fenomeno della violenza contro le donne non si risponde solo con il codice penale. La risposta deve essere anche di tipo culturale, giudiziaria, normativa, di cura e assistenza delle vittime. La mancanza di consapevolezza della vittima di aver subito un reato, come testimoniato dai dati del sondaggio Istat, è la prova che bisogna agire su diversi piani in cui ognuno deve fare la sua parte», ha detto Legnini riprendendo il monito lanciato dall’avvocato Lucia Annibali, altro ospite del convegno, sfregiata con l’acido nel 2013. «A breve anche la magistratura si munirà di strumenti più capaci di affrontare il fenomeno», ha promesso Legnini. A chiudere l’incontro è stata la presidente del Comitato di garanzia dell’ateneo, Francesca Cermignani.

