Legnini incontra i sindaci del cratere

Il tema chiave è quello della ricostruzione e dei fondi da stanziare. Il confronto con i primi cittadini domani a Fossa
PESCARA. È sulla ricostruzione che i candidati alla presidenza della Regione si giocheranno una buona fetta di credibilità e consenso. Domani, alle 17.30, a Fossa (L’Aquila), Giovanni Legnini incontrerà i sindaci dei comuni del Cratere 2009. L’evento sarà l’occasione per riprendere il filo di un discorso interrotto nell’autunno 2014, quando Legnini, all’epoca sottosegretario con delega alla Ricostruzione per L’Aquila e il Cratere, venne nominato vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Nelle vesti di sottosegretario, portò a compimento, grazie al contributo di sindaci, rappresentanti del territorio e amministratori locali, un lavoro importante sia per quanto riguarda lo stanziamento dei fondi e delle risorse necessarie a finanziare la ricostruzione, sia per la stesura del quadro normativo.
L’incontro di domani, prima uscita all’Aquila del candidato presidente, «vuole essere un modo per riprendere quel cammino e anche un’occasione di ascolto per capire e superare le problematiche presenti», spiega Legnini.
I NUMERI. Sono 56 i Comuni dentro il cosiddetto cratere sismico a cui si devono aggiungere i 121 fuori cratere, un bacino di paesi che attraversa tutte le province abruzzesi con un patrimonio variegato pubblico-privato e vincolato da ricostruire, una sfida che a dieci anni dal sisma è ancora lontana dall'essere vinta.
Se si può oggi prevedere che nel 2023 all’Aquila la ricostruzione privata sarà completata (anche se in realtà nell'ultimo anno e mezzo, è rallentata), nei Comuni al contrario si dovranno aspettare forse altri 8-9 anni. Nel 2023, infatti, secondo la stima della Struttura tecnica di missione (che da palazzo Chigi coordina la ricostruzione del dopo sisma 2009) risalente all'aprile 2018, nei Comuni si dovrebbe arrivare a coprire il 75% del patrimonio abitativo ricostruito.
I COMUNI. Tra i più colpiti sicuramente quelli dell'Aquilano, tra cui Acciano, Barisciano, Capestrano, Caporciano, Carapelle Calvisio, Castel di Ieri, Castelvecchio Calvisio, Castelvecchio Subequeo, Cocullo, Collarmele, Fagnano Alto, Fontecchio, Fossa, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Navelli, Ocre, Poggio Picenze, Prata D’Ansidonia, San Demetrio ne’ Vestini, San Pio delle Camere, Sant’Eusanio Forconese, Tione, Villa Sant’Angelo e Villa Santa Lucia. Situazione complessa per la loro appartenenza al doppio cratere 2009-2016 è quella di Cagnano Amiterno, Capitignano Castel del Monte, Campotosto, Montereale. Tra i Comuni danneggiati nel Teramano ci sono Arsita, Castelli, Colledara, Pietracamela, Tossicia, e invece Bussi sul Tirino, Cugnoli e Torre de’ Passeri tra quelli della provincia di Pescara.
IL PERSONALE. Uno dei punti deboli della ricostruzione è il personale. Da anni i sindaci chiedono la stabilizzazione dei lavoratori con contratto "co.co.co." e gli altri a tempo determinato e, soprattutto, l'assunzione di nuovi tecnici che rafforzino la filiera. In sostanza, sono 50 le persone impegnate all'Usrc (l'Ufficio speciale per la ricostruzione dei Comuni), di cui 25 dipendenti del Mit, gli altri a tempo determinato. Un onere finanziario, la loro stabilizzazione, che la politica difficilmente si assumerà. La dotazione organica dei vari uffici, inoltre, sta diminuendo, perché decine di lavoratori decidono di partecipare ad altri concorsi.
FINANZIAMENTI. Le somme con cui si finanzia la ricostruzione post-sisma sono quelle stanziate dal Governo Renzi nella legge di Stabilità per il 2015, circa 5,1 miliardi di euro (il 60% per L'Aquila e il restante per i Comuni), con cui è stata garantita certezza di disponibilità fino al 2020. Secondo il presidente dell'Ance dell'Aquila, Adolfo Cicchetti, serviranno, dopo il 2020, ancora 3 miliardi per il capoluogo di regione e 2.7 miliardi per il cratere. Certo è che i Comuni devono dimostrare capacità di spesa per poter "convincere" il Governo della necessità di stanziare nuovi fondi, capacità che in realtà non è sempre puntuale. Secondo gli aggiornamenti dell'Usrc, sono 3.333 le pratiche presentate dall'inizio della ricostruzione fino a oggi, di cui ammesse a contributo 1.668: appena il 50%, mentre soltanto 193 le pratiche ammesse a contributo dal settembre 2017 all'ottobre 2018.
SPOPOLAMENTO. La disaffezione per il proprio paese e il graduale spopolamento è il destino che accomuna tanti borghi del cratere. Per restare nell'Aquilano, eccetto qualche caso di ricostruzione virtuosa come Barisciano, tra ricorsi al Tar, liti fra proprietari e ritardi dei progettisti, la ricostruzione è spesso una chimera. Pochissime gru a Poggio Picenze e a Fossa; non va meglio a Ocre e a Tione. Ricostruzione ferma sul versante dell'Alta Valle dell'Aterno, dove non si ricostruisce nei Comuni stretti nella morsa della sovrapposizione delle norme del doppio cratere, in particolare a Montereale (dove il sindaco Massimiliano Giorgi denuncia la "non ricostruzione") e a Campotosto.
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