Leo, folla in lacrime Don Cristiano: innamorato della vita

9 Agosto 2021

Chiesa della Visitazione gremita per l’ultimo saluto a Lupo La bara dell’ex capitano dei Crabs portata dai compagni

PESCARA. C’è tutto il mondo di Leo Lupo, quello che ha fatto, quello che è stato e quello che resta di lui, nella chiesa della Visitazione scelta per l’ultimo saluto allo storico capitano dei Crabs, morto a 48 anni dopo una malattia vissuta come ha sempre vissuto “il guerriero”: con passione, amore, con consapevolezza. Lo racconta dal pulpito don Cristiano Marcucci mentre parla ai cuori dei tanti che hanno sfidato il caldo torrido di ieri solo per essere lì a salutare Leo. Un affetto di centinaia di persone assiepate dentro e fuori la chiesa, che supera le lacrime e che trasforma il dolore in partecipazione, e il funerale in un qualcosa che assomiglia a un abbraccio, più che a un addio.
«Allegro ed entusiasta, generoso e disponibile, amabile, una vita piena come pochi, sovrabbondante, una vita da leoni», va avanti don Cristiano. «Quello che conta non è aggiungere anni alla vita, ma aggiungere vita. Leo era un caterpillar, un carrarmato, un folle fino alle fine. Sempre scherzoso e sempre positivo, anche nell’ultimo messaggio dopo l’ennesimo ricovero. E questa è l’eredità di Leo», dice don Cristiano, davanti alla bara ricoperta di rose bianche, con il casco e la maglietta dei Crabs e la sua foto sorridente, «la vita è una figata. Leo era un cercatore, sempre aperto. Sono le persone come lui che salvano il mondo. Leo univa tutti. Immaginate la sua faccia adesso, con un sorriso avrebbe detto io ci sono. La vita è vita sempre», ricorda il sacerdote, «chi è vivo da vivo è vivo da morto, perché, è l’insegnamento dei vangeli, chi ama passa dalla morte alla vita. E chi non ama è già morto da vivo. Quindi con un sorriso gli diciamo sei con noi, grazie della tua follia che ti ha salvato e ci salva la vita». Ma le lacrime non si fermano. I suoi ex compagni di squadra, i tantissimi amici, la moglie Maria, i figli Stefano e Riccardo, i genitori Anna e Vittorio, i fratelli Francesca e Matteo, la zia Rosalba che dice «Leo ci sta guardando dal cielo e ci dice di gioire perché ha finito di soffrire ed ora è tra le braccia del Signore, è purificato è luce pura». Poi prende la parola la sorella Francesca. «Dal 25 luglio ho capito, mi hai fatto arrivare le tue parole, sono stanco sore’, non vi lascio tu lo sai, sarò nelle montagne, nel mare, nei fiumi, nel sole, in una carezza e anche in una lacrima. E oggi», va avanti, «lo so che ci sei, non voglio parlare al passato. E ci sarai sempre. Ci hai fatto riscoprire l’amore a 360 gradi. Ringrazio tutti, anche i medici gli infermieri, gli Oss che si sono presi cura di Leo». Poi un applauso, intenso come un abbraccio. E la bara del capitano esce portata a spalla dal fratello e dagli ex compagni di squadra. (s.d.l.)