Letta: «Per l’Abruzzo tre miliardi grazie al Pnrr Creeremo occupazione»

14 Settembre 2022

Il segretario Dem: i nostri candidati scelti sul territorio, non paracadutati Priorità al lavoro: il salario minimo non deve scendere sotto i 9 euro all’ora

Te lo immagini pacato e riflessivo, ma l’Enrico Letta di oggi è tutt’altro. Il segretario nazione del Partito Democratico, tra un attacco rintuzzato e una polemica schivata, continua la sua agguerrita campagna elettorale per le elezioni politiche del 25 settembre. Oggi arriva a Teramo (alle 20.30 in piazza Sat’Anna) per un appuntamento elettorale e risponde alle domande del Centro.
Segretario Letta, a meno di due settimane dalle elezioni, e alla luce degli ultimi sondaggi che hanno visto il Pd in calo, c’è una chiave elettorale per ritenere ancora possibile la vittoria?
La partita è apertissima e useremo ogni giorno per parlare alle persone. Di fronte agli italiani il 25 settembre c’è una scelta epocale tra due visioni opposte del Paese: la nostra guarda al futuro, punta sull'occupazione, sui diritti, sui giovani e sulle donne, sull'ambiente. E poi c'è quella della destra che vuole riportarci al passato, che vuole un'Italia piccola, isolata dal resto d'Europa, preda di egoismi, in cui ciascuno avrà meno diritti, che strizza l'occhio ai no vax e nega o sminuisce il cambiamento climatico. La chiave è il nostro programma: l'unico che punta ad aggredire le troppe disuguaglianze. Le risorse europee sono un'occasione irripetibile, i più ingenti investimenti della storia dopo il Piano Marshall, non possiamo rimetterle in discussione come vorrebbero Meloni e Salvini. Sono fondamentali soprattutto per le aree del Paese che più hanno bisogno di lavoro per i ragazzi, banda larga ovunque, anche nei piccoli paesi, strade moderne e sicure, trasporti locali da Paese avanzato. Un voto al cosiddetto Terzo Polo o al M5S è un voto a Giorgia Meloni. E addio Pnrr e anche reddito di cittadinanz.
Nelle alleanze venute fuori in queste elezioni politiche una delle accuse che le vengono rivolte è quella secondo cui il Pd ha bisogno di essere rappresentato a sinistra da altri perché i Dem non vengono riconosciuti di sinistra. Cosa si sente di rispondere?
È vero il contrario, il Pd è il fulcro dell'alleanza di centrosinistra, nella quale porta tutto il coraggio di scelte radicali. Pensiamo per esempio al lavoro, la nostra priorità. Vogliamo superare il Jobs Act, figlio di un'altra epoca: pre crisi e pre guerra. Bisogna creare lavoro stabile, basta coi contratti a tre mesi che fanno vivere le persone in costante affanno, prive di protezione e speranza. E poi il salario minimo: mai più sotto i 9 euro all'ora. E poi una mensilità in più a fine anno con la riduzione delle tasse sul lavoro. Su tutto attenzione massima ai giovani: la vera emergenza migratoria è quella delle ragazze e dei ragazzi preparati e bravi che se ne vanno, anche dall'Abruzzo. Il 30% dei posti generati dal Pnrr dovrà andare a giovani e donne e per il ricambio generazionale nel pubblico impiego proponiamo l’assunzione di 900 mila giovani fino al 2029. Serve uno Stato giovane che funzioni.
Se potesse tornare indietro, tra l’esclusione di Renzi dall’alleanza, il saliscendi di Calenda, il niet a Conte e il sì a Fratoianni e Bonelli, farebbe qualcosa di diverso?
Sono orgoglioso di aver cercato di costruire un campo largo per contrastare una destra oscurantista, reazionaria e anti europeista. Renzi, Conte, Calenda hanno fatto tutto da soli, anche con una campagna elettorale contro di noi. Ognuno si assume le proprie responsabilità, il capitolo è chiuso, puntiamo a vincere il 25 settembre.
Lei è espressione del Prodismo, in qualche modo il suo pulmino elettrico ricorda il pullman di Prodi. Quella alleanza però era molto più larga e riuscì a prevalere alle urne anche se poi fu fatta cadere prima del tempo. Prevede possibili future alleanze parlamentari?
Calenda e Renzi stanno cercando di accreditare l'idea che, se vincerà, il centrodestra durerà poco e poi si tornerà al governo Draghi. È un bluff, merce contraffatta. Sembrano Totò e Peppino che vogliono vendere la Fontana di Trevi ai turisti sprovveduti. Sarebbe divertente se non fosse un clamoroso assist alla peggiore destra di sempre. Quanto al dopo, noi adesso pensiamo alle elezioni e basta. Partita apertissima, i dati che ci arrivano dai collegi in bilico sono buoni.
Lei è un toscano con radici abruzzesi, la sua famiglia è originaria della Marsica, suo zio Gianni è uno dei più lucidi strateghi politici del nostro tempo anche se non appoggia il suo schieramento. La sua passione politica è nel Dna. Quando ha capito che questa sarebbe stata la sua strada?
Al quarto ginnasio, avevo 13 o 14 anni. Frequentavo l’Azione Cattolica, mi sono subito appassionato alla politica. Poi, poco più che ventenne, giravo per le frazioni della mie città per le elezioni locali. Ho di quei piccoli comizi un ricordo molto dolce. In effetti ci riuscii, divenni consigliere comunale. E fu una palestra tosta.
Un po’ come avvenne per Cincinnato nell’antica Roma lei è stato richiamato a Roma per risollevare un partito in difficoltà. Dica un errore che ha commesso e quale invece il migliore risultato ottenuto nella gestione del partito.
Credo di essere uno dei pochi che la politica attiva, la poltrona, l'ha lasciata davvero, non come chi lo ha annunciato e invece è sempre lì, imbullonato. Io ho ricominciato tutto daccapo e sa una cosa? È stato bellissimo: reinventarsi e mettersi alla prova come insegnante in mezzo ai giovani. Sono un uomo fortunato. Ho accettato di tornare perché amo il Pd e amo il mio Paese. Non c'è attività più nobile che cercare di cambiare le cose in nome dei propri valori e dei propri ideali. Il miglior risultato? La compattezza del partito: abbiamo stravinto così due elezioni amministrative molto difficili e lavorato bene insieme per far rieleggere al Colle uno straordinario servitore dello Stato come Sergio Mattarella. L'errore? Potrei essere ipocrita e dire, un po' come si fa nei concorsi di bellezza, che sono stato troppo "testardo". Però non li dico gli errori, ce ne saranno stati diversi, ma adesso voglio concentrarmi solo sulle cose buone, fatte e da fare. Siamo pur sempre in campagna elettorale.
In Abruzzo, dove lei arriva per la campagna elettorale, i problemi sul tavolo sono il lavoro (con il rischio di delocalizzazione delle imprese), i trasporti (con tempi chilometrici di percorrenza della Roma-Pescara e difficoltà logistiche di collegamento con le aree interne), la sanità con i problemi delle liste di attesa e il marketing territoriale con la necessità di non tagliare fuori la regione dai circuiti turistici nazionali e internazionali. In che modo i parlamentari del Pd potranno intervenire per affrontare questi problemi?
Per l’Abruzzo dal Pnrr ci sono oltre tre miliardi, a cui si aggiungono le risorse del fondo complementare per il Centro Italia, un miliardo e 780 milioni. Sono risorse che creeranno occupazione e potranno risolvere i problemi strutturali. Penso a questo proposito a un grande europeista che, come me per ragioni familiari, ha avuto un legame speciale con l’Abruzzo: David Sassoli. Gli investimenti per la transizione ecologica e digitale, per le infrastrutture, contro lo spopolamento e per valorizzare le bellezze dell’Abruzzo avranno bisogno di parlamentari che lo conoscono a fondo, e per questo noi abbiamo candidato solo abruzzesi molto radicati. Le destre invece eleggeranno potenzialmente un gran numero di parlamentari di altre regioni, Giorgia Meloni compresa, che vive a Roma.
In quest’ultimo periodo di campagna elettorale i toni si sono accesi. Anche lei, che solitamente è pacato, attacca spesso con veemenza i suoi avversari politici. Non crede che la polemica sposti pochi voti rispetto a una campagna elettorale che parli solo di programmi?
Non faccio polemica, né uso toni irrispettosi, non mi appartiene, credo di averlo ampiamente dimostrato, anche nel corso del confronto diretto con Giorgia Meloni. Sono stato solo molto fermo nel perseguire un’operazione di verità, chiarendo che la scelta è tra il Pd e Fdi e tra due visioni contrapposte, antitetiche, di Italia.
Se vincesse il centrodestra Giorgia Meloni sarebbe la prima presidente del consiglio donna e di centrodestra. Lei la considera un pericolo a causa dei rapporti con Orban e Le Pen. Ritiene che non sarebbe in grado di rappresentare l’Italia e tutelarne gli interessi?
Giorgia Meloni è la leader di un partito reazionario che si presenta in coalizione con la Lega sovranista di Salvini e con Berlusconi. Li abbiamo già visti all’opera, nel 2011 hanno portato l’Italia sull’orlo della bancarotta. Tagli su tagli: agli ospedali, alle scuole, ai Comuni, alla tutela del territorio. In Europa pensano di schierare l’Italia con Orban e Morawiecki, invece che con Germania e Francia. Il nostro interesse nazionale è distante anni luce da tutto questo. Altro che patrioti. Il vero patriottismo è il nostro e quello di chi si batte con serietà per una Italia rispettata nel mondo e protagonista in Europa.
Quale libro sta leggendo? E qual è l’ultimo film che ha visto al cinema?
L’ultimo libro che ho letto è Connemara di Nicolas Mathieu. Quanto al film è un po' che non vado al cinema. A inizio luglio, in una di quelle suggestive arene che hanno tanto il sapore delle serate estive, ho rivisto Don’t look up. Fantastico.
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