Lettera al premier dei prof pescaresi

I Nastrini rossi: «Ci ha assicurato che le famiglie non saranno divise»
PESCARA. «Voi siete gli insegnanti delle assegnazioni provvisorie? Mi dispiace di quanto accaduto perché nella scuola abbiamo investito tanti soldi, ma questa storia la risolviamo».
E' la promessa di Matteo Renzi alla delegazione dei Nastrini Rossi abruzzesi che ieri sera, a margine del convegno al Circus, ha consegnato al premier una lettera aperta che ripercorre le tappe dell'esilio forzato nelle scuole del nord di 20mila docenti abruzzesi, pugliesi, siciliani, campani, lucani e calabresi, conseguenza dell'applicazione della legge sulla Buona Scuola.
«L'algoritmo ci ha portati lontano», scrivono gli insegnanti abruzzesi deportati capeggiati da Francesca Carusi, nel documento consegnato a Renzi anche da Jara Colantoni, Manuela Fusilli, Annamaria Masiello ed Ernesto Caranci, «eppure qui in Abruzzo i posti ci sono».
Oltre 900, su circa 400 già assegnati prevalentemente agli insegnanti di sostegno tornati a casa, che hanno provato a toccare le corde del cuore: «Lei è un padre, sua moglie una collega, come potreste mai sopportare di vivere lontano dalla famiglia, dai figli? Come si può compiere al meglio il proprio lavoro senza la serenità di una famiglia accanto? Più volte lei stesso ha ammesso le buone intenzioni della Buona Scuola si sono tradotte in pratiche non propriamente "buone". Una di queste è stata la mobilità obbligatoria che ci ha costretti a coprire posti esistenti nelle regioni del nord provocando "vuoti" negli organici del centro sud e ora siamo tornati a coprire i posti che esistono e sono necessari nei nostri territori». Avrebbero voluto essere in tanti i Nastrini rossi abruzzesi a far sentire la loro voce al presidente del Consiglio; si erano organizzati per manifestare, ma la questura non ha dato loro l'autorizzazione al presidio «per motivi di sicurezza». «Ci auguriamo che la promessa di Renzi venga mantenuta», hanno commentato i docenti che non hanno mai usato chiaramente la parola "stabilizzazione", «abbiamo scelto di credere nelle istituzioni e di affidarci allo Stato». E rivolti a Renzi: «Non ci rimproveriamo le scelte effettuate, il tempo indeterminato tanto atteso mentre eravamo precari nelle graduatorie provinciali, ma ora lei ha il potere di farsi carico delle nostre voci. Le chiediamo di tenere sempre in considerazione la nostra condizione e trovare delle soluzioni che per una Italia unita nelle due principali agenzie educative: la famiglia e la scuola». Il documento porta anche la firma di Francesca Marsico, Anna Chianese, Brigida Giurintano, Magda Dalessandri, Rosita Ceraldi, in rappresentanza delle regioni del centro sud.
Cinzia Cordesco
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