Lettera di Pecorale alla Procura: volevo punire Yelfry, ho sparato

7 Giugno 2023

L’aggressore scrive al pm e racconta la sua verità: «Minacciava di colpirmi con il coltello, ho reagito» «Il cuoco si faceva beffa di me, gli ho sferrato un pugno». E domani si discute la perizia psichiatrica

PESCARA. «Ministero Pubblico dott. Rapino. Con la presente lettera porto a conoscenza la realtà dei fatti». Esordisce così, con una lettera scritta il 14 giugno dello scorso anno dal carcere di Pescara dove era detenuto, e inviata al pm Fabiana Rapino, Federico Pecorale, l’uomo originario di Montesilvano, negli ultimi anni residente in Svizzera, che il 10 aprile del 2022, sparò più colpi di pistola contro Yelfry Rosado Guzman, il cuoco del locale Casa Rustì in piazza Salotto, per gli arrosticini con poco sale. Ma forse non era proprio così, stando almeno alla lettera che Pecorale sottoscrive (inserita nel fascicolo processuale) e che potrebbe diventare importante per la difesa della vittima che oggi è sulla sedia a rotelle per quell’assurda aggressione armata. Pecorale, nel ricostruire i suoi movimenti da quando lasciò la Svizzera per tornare nella sua «amata Pescara», fa intendere che era sua volontà «punire» il cuoco che già il giorno precedente lo avrebbe «umiliato e deriso».
La perizia psichiatrica, della quale si discuterà domani davanti al gup, sostiene che al momento del fatto Pecorale aveva «grandemente scemate le sue capacità di intendere e di volere»: una diagnosi tecnica che stride però con la stessa ricostruzione fatta dall’indagato. Il giorno prima aveva anche comprato in un negozio cinese il lubrificante per l’arma, una Beretta 6,35, acquistata illegalmente in Svizzera e che portava con sé. Nel ricostruire i giorni precedenti il fatto, Pecorale arriva a quel drammatico 10 aprile e scrive così: «Verso le ore 12 ritornai al locale Casa Rustì (come detto vi era già stato la sera precedente, ndc) dove il servente continuava a prendersi beffa di me, mostrandosi indisponente alle mie richieste ed alterarsi contro me. A tal punto, aspettai il momento propizio, così da sferrargli un pugno datosi le sue offese. Una volta incassato il pugno, il servente impugnò un coltello di grosse dimensioni e lunghezza, dicendomi “adesso tu muori”». Una circostanza che dal video delle telecamere del locale non si vede affatto. «A quel punto impugnai la mia arma da sparo nelle tasche, aspettando la collega del Rosado Yelfry Guzman che diceva “fermo stai lavorando”, lo calmò e si tolse di mezzo, visto il suo sguardo minaccioso ed un’arma bianca in mano pronta a lanciarla contro me, gli sparai prontamente due colpi in petto ed una volta che il servente cadde a terra, infilandosi il coltello nelle maniche, andai dietro al bancone e gli sparai altri due colpi». Nella lettera, Pecorale sfoga anche il suo odio per gli svizzeri, raccontando di aver noleggiato un’auto in Svizzera, e giunto in Abruzzo si diresse verso Vasto dove vive la famiglia materna: «Gettai la macchina noleggiata in un orto», scrive l’uomo, «così da provocare un urto frontale e danneggiarla, lo feci perché mi ero stufato degli svizzeri e della loro mentalità, volevo fargli uno sfregio così da abbandonare per sempre la Svizzera».
Una lettera che finora, forse, non è stata presa in considerazione per la perizia psichiatrica, che sarebbe stata depositata dal pm soltanto nell’ultima udienza davanti al gup, poi rinviata proprio per l’assenza di Pecorale, colto da malore nel carcere dove è detenuto (ne ha cambiati diversi dall’arresto, anche per le sue intemperanze con altri detenuti e agenti penitenziari).
La novità dell’ultima ora riguarda invece la difesa dell'indagato: di legali ne ha cambiati diversi dal giorno dell’arresto e sembra che ora sia tornato a dare il mandato a Florenzo Coletti, il primo che lo assistette dopo l’arresto, sostituendo così l’avvocatessa di Roma, Valentina Aragona, che lo ha difeso fino all’ultima udienza. E dunque la discussione di domani sulla perizia psichiatrica, peraltro contestata dalla famiglia di Yelfry, si prospetta alquanto movimentata.