Lettomanoppello e i suoi abitanti nel ’700

LETTOMANOPPELLOErano circa 600 gli abitanti che nel ’700 popolavano il territorio di Lettomanoppello. 176 erano i braccianti, la quasi totalità della popolazione maschile, che coltivavano la terra e...
LETTOMANOPPELLO
Erano circa 600 gli abitanti che nel ’700 popolavano il territorio di Lettomanoppello. 176 erano i braccianti, la quasi totalità della popolazione maschile, che coltivavano la terra e pascolavano le pecore, ben 852, e 224 capre, componevano gli allevamenti familiari. Tra gli artigiani figurano un “fabricatore”, l’odierno muratore; un “calzolaro”, uno “scarparo” e un “ferraro”, odierno fabbro. Sono alcune delle curiosità contenute nel libro sull’Antico Catasto Onciario di Lettomanoppello 1760, scritto da Daniela D’Alimonte con la prefazione del deputato Luciano D'Alfonso, che sarà presentato sabato alle 16 al teatro comunale. Saranno presenti il sindaco Simone D’Alfonso con l’onorevole D’Alfonso; Katja Battaglia che spiegherà le origini e il significato dei catasti onciari; Lucio Zazzara, presidente del Parco nazionale della Maiella, l’editore Marco Solfanelli. L’intrattenimento è curato dalle associazione Letto a teatro e Letto in Folk. «Gli onciari», spiega D’Alimonte, «furono istituiti nel Regno di Napoli dal 1741 e furono chiamati così perché, la valutazione dei beni dei cittadini avveniva con l’oncia, antica moneta di conto». La scrittrice rivela di aver trovato il carteggio in terra partenopea: «Mi sono recata a Napoli, all’Archivio di Stato, per recuperare questo testo e ho scoperto che si trattava di un documento con una storia peculiare. Lettomanoppello lo compilò nel 1745, ma ne dovette redigere un altro 15 anni dopo e annullare il precedente». E svela un piccolo giallo: «Come si evince da alcuni atti del tempo, il primo Catasto fu ritenuto ingiusto in quanto alcuni deputati agirono con dolo e tassarono maggiormente i cittadini più poveri a loro insaputa mentre fecero valere poco i loro possedimenti per pagare di meno. La frode fu scoperta così il Tribunale della Regia Udienza di Napoli intimò all’Università di Lettomanoppello di redigerne un altro». Conclude, il sindaco D’Alfonso: «Si tratta di un documento di enorme importanza per la nostra storia, le cui pagine raccontano com’era la vita nella seconda metà del ’700 e gettano una luce su tanti aspetti di storia locale che potranno essere ulteriormente approfonditi». (c. co.).

