Lettomanoppello ricorda i minatori

I corpi delle vittime furono riportati a Pescara 4 mesi dopo la tragedia di Marcinelle
LETTOMANOPPELLO. Il paese domani commemora un altro anniversario legato alla tragedia mineraria del Bois du Cazier di Marcinelle dell'8 agosto 1956: il rientro in Italia delle bare, che arrivarono in treno dopo circa 4 mesi di attesa.
Sessanta feretri contenenti i corpi dei minatori abruzzesi giunsero alla stazione ferroviaria di Pescara. Era il pomeriggio del 26 novembre. Le salme restarono una notte nella cattedrale di San Cetteo. L'indomani, celebrata una messa in suffragio, furono trasferite nei paesi di origine dei minatori morti: Manoppello, Lettomanoppello, Turrivalignani, Alanno, Rosciano, Farindola, Elice, Isola del Gran Sasso, Castel del Monte, Casoli, Castelvecchio Subecquo, Roccascalegna, Ovindoli.
La maggior parte si fermò nella Val Pescara: 22 a Manoppello, 8 a Letto, 10 a Turri. Domani a Lettomanoppello s’inizierà con una deposizione di fiori al monumento del Minatore ignoto e si proseguirà con una messa celebrata nel teatro comunale. Ci sarà poi un convegno al quale interverranno Luciano D'Alfonso, i sindaci di tutti i paesi delle vittime, l'assessore regionale Donato Di Matteo, come presidente del Cram, l'antropologa storica dell'emigrazione in Belgio, Sonia Salsi; Rossana e Silvana Ginevro, insegnanti degli emigranti da 20 anni in Lussemburgo; il giornalista Mario Nardicchia, lo scrittore Maurilio Di Giangregorio.
Ci saranno alpini e bersaglieri a presenziare le funzioni, con i rappresentanti delle istituzioni locali. «Mai nessuno», dice Nino Domenico Di Pietrantonio, presidente dell'associazione lettese dei minatori di Marcinelle, «si è chiesto come mai quei morti si trovassero in Italia e come ci fossero arrivati. La tragedia avvenne l'8 agosto ma dopo tre mesi fu accettata dalle autorità belghe la richiesta dei congiunti di riportare i loro cari in Italia. Furono riaperte le tombe in Belgio, dove erano state già seppellite le bare, per poi essere impacchettate e spedite. Resta vivo il dubbio che in quelle casse ci fossero davvero i corpi dei nostri minatori» fa notare Di Pietrantonio. «Questa considerazione ha spinto l'associazione Minatori-Vittime Bois du Cazier Marcinelle, che io presiedo, ad attivarsi per scoprire anche questa verità oltre a quelle sulla causa che scatenò l'incendio nella miniera. Negli anni scorsi, abbiamo invocato più volte l'intervento anche del prefetto e del presidente della repubblica, ma non siamo mai riusciti a ottenere ciò che da tempo chiediamo e ancora oggi auspichiamo: la riapertura delle bare».
Walter Teti
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