Lezione antimafia all’Alberghiero

Il generale Pellegrini incontra i ragazzi: «Non chiedete mai favori»
PESCARA. «Quando faremo camminare le idee dei giudici Falcone e Borsellino sulle nostre gambe, avremo sconfitto definitivamente la mafia. Solo i giovani hanno questo potere, ma per farlo devono essere liberi, devono rifiutare ogni compromesso. Ecco perché dico loro di non bussare mai alle porte per chiedere favori e privilegi, perché poi ci sarà sempre qualcuno che tornerà a chiedere la restituzione di quei favori. Ricordiamo che la mafia continua a esistere, ha messo da parte la lupara, ha indossato una giacca e una cravatta e proprio per questo è più pericolosa, perché si insinua più facilmente nei posti di potere ed è più difficile da riconoscere, diventa invisibile».
Parole del generale dell’Arma dei carabinieri Angiolo Pellegrini, comandante della sezione Antimafia di Palermo dal 1981 al 1985, protagonista del secondo evento organizzato dall’Istituto Alberghiero Ipssar De Cecco, nell’ambito del XXV Premio nazionale Paolo Borsellino. La cerimonia finale, venerdì 30 ottobre al teatro Flaiano, andrà in onda in diretta su Rete8 e anche in streaming.
Presenti all’iniziativa, oltre a Pellegrini, uomo di fiducia del Pool antimafia di Falcone e Borsellino, autore di alcune delle più importanti indagini nei confronti di Cosa Nostra e del volume “Noi, gli Uomini di Falcone – La guerra che ci impedirono di vincere”, la dirigente dell’Alberghiero Alessandra Di Pietro, organizzatrice dell’iniziativa, Daniela Puglisi per l’ufficio scolastico provinciale, il docente e attore Edoardo Oliva che ha letto un brano del volume, Francesca Martinelli come referente del Premio Borsellino, don Antonio De Grandis, presidente del Tribunale ecclesiastico regionale di Abruzzo e Molise, e le docenti di riferimento del Premio Renata Di Iorio, Rossella Cioppi, Roberto Melchiorre e Rosa De Fabritiis, oltre a una delegazione, necessariamente ristretta causa Covid-19, di dieci studenti. La dirigente Di Pietro ha introdotto il tema della «scultura in Pietra della Majella realizzata a Castelli, che raffigura i giudici Falcone e Borsellino, rimasta nel cortile della nostra scuola per due giorni, e che si chiama ‘”Il Sorriso”».
«Il Sorriso», ha ripreso il generale Pellegrini, «è quello che si scambiavano sempre Falcone e Borsellino, quello con cui si vincevano gli attacchi diretti, quando ci accusavano di combattere la mafia per fare carriera. Dicevano che Falcone aveva interessi politici: noi ci scambiavamo un sorriso e andavamo avanti e in dieci anni abbiamo costretto lo Stato ad ammettere che la mafia esisteva e che c’erano collusioni con il potere politico e imprenditoriale».

