LFoundry “rifiuta” di fermare gli impianti

24 Marzo 2020

La dirigenza marsicana pronta a ricorrere al prefetto. Amadori di Mosciano lavora senza sosta

L’AQUILA. Il coronavirus rallenta il sistema produttivo in Abruzzo, ma diverse aziende continuano a lavorare a pieno ritmo. La sicurezza e i numerosi dispositivi emessi per contrastare il Covid-19 hanno portato le fabbriche di tutta la regione a ricalibrare i loro piani. Mentre nelle prime settimane di marzo si è andati avanti tra smart-working e congedi parentali, dopo l’annuncio di sabato del presidente del consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, molti stabilimenti hanno chiuso i cancelli facendo ricorso agli ammortizzatori sociali.
PROVINCIA DELL’AQUILA. Sono pronti a bussare alla porta della prefettura, per non bloccare la produzione, i vertici di LFoundry.
Nell’azienda di Avezzano, che produce memorie volatili ed è la seconda realtà industriale d’Abruzzo per numero di dipendenti (1.500), sono terminati ieri i quattro giorni di sciopero proclamati dalle organizzazioni sindacali per chiedere di dimezzare la produzione del 50 per cento. Sono già due settimane che 400 dipendenti lavorano da casa grazie allo smart-working, mentre altri mille e 100 sono nel sito. Nonostante la protesta, che ha visto l’adesione di circa il 90% dei dipendenti, la fabbrica per il momento non chiuderà e i vertici si sono detti pronti a chiedere, se dovesse servire, un sostegno dal prefetto per continuare a lavorare.
La Fiamm- Siapra, sempre nella Marsica, dove si producono batterie da auto e industriali, ha richiesto la cassa integrazione a partire da oggi per i 400 lavoratori. Gli ammortizzatori sociali, come da intesa con i rappresentanti dei sindacati, andranno avanti per una settimana. Alla Cartiera Burgo i 150 operai sono invece regolarmente al lavoro, ma con un sistema di rotazione si è cercato di ridurre la presenza nello stabilimento per evitare sovraffollamenti. Anche Telespazio non si ferma. I 270 dipendenti in parte sono a casa grazie al lavoro agile e in parte continuano a operare nel sito del Fucino (all’ingresso, a ciascun lavoratore, vengono consegnati una mascherina e dei guanti e si procede alla misurazione della la temperatura). Saranno fermi fino al 13 maggio i 570 lavoratori della Magneti Marelli di Sulmona. Già qualche giorno fa l’azienda, dove vengono realizzati i componenti per il Ducato della Sevel, ha deciso di chiudere i cancelli e attivare gli ammortizzatori sociali. Non si ferma all’Aquila, invece, il polo farmaceutico. Nella lunga lista delle attività che devono bloccarsi non rientrano quelle che producono farmaci. Continuano a lavorare Dompè, Sanofi e Menarini che contano circa mille dipendenti. Continuano a lavorare anche i 230 dipendenti della Thales Alenia Space dove si sviluppano e producono dispositivi elettronici impiegati sui satelliti.
PROVINCIA DI TERAMO. I 1.500 lavoratori della Amadori di Mosciano lavorano senza sosta, essendo l’azienda compresa tra quelle ritenute essenziali dal governo. Così come la Alfagomma di Teramo dove i 200 operai proseguono, con le dovute misure di sicurezza, a produrre tubi in gomma. Macchine spente, invece, per la Glm di Castelnuovo Vomano. I 350 dipendenti del sito dedicato alla produzione di supporti per le marmitte sono a casa e usufruiscono degli ammortizzatori sociali.
PROVINCIA DI PESCARA. Sono diverse le aziende del Pescarese che si sono fermate negli ultimi giorni. La Riello, che produce caldaie, terminerà le spedizioni entro metà settimana e poi attiverà la cassa integrazione per i suoi 100 dipendenti, come la Cellulose Converting Solutions che ha richiesto la cassa integrazione per i suoi 150 operai e la Oma che ha chiuso i cancelli attivando gli ammortizzatori sociali per i suoi 300 lavoratori. Non si sono fermati, invece, i 300 di Aptar che nei siti di Manoppello e San Giovanni Teatino stanno continuando a realizzare i supporti in plastica utilizzati per i detersivi ritenuti beni essenziali dal governo. Resta chiusa, per il momento, anche la Brioni Roman Style, marchio d’abbigliamento dove lavora un migliaio di persone. Il segretario provinciale della Cgil di Pescara, Luca Ondifero, spiega che sono «tantissime» le comunicazioni di crisi causa Covid 19 che il sindacato sta ricevendo e gestendo: «Cerchiamo di dare delle risposte a tutte le procedure, provando a fare gli accordi ma la Regione non ha ancora fatto un accordo quadro».
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