Liceo classico, lista esclusa dalle elezioni: scontro con la preside

I docenti protestano: «Così è stata uccisa la democrazia» D’Amico: «Mancavano i firmatari, il reclamo fa sorridere»
PESCARA. Il rinnovo del consiglio d’istituto accende la polemica al liceo classico Gabriele D’Annunzio. A innescare la miccia sarebbe stata l’esclusione di una lista di docenti dalle elezioni del 24 e 25 novembre. Da qui la loro presa di posizione: «Così facendo è stata uccisa la democrazia», scrivono in una nota che ripercorre l’accaduto, «sono stati commessi una serie di errori, dall’anticipo di un giorno del termine per la presentazione delle liste al trattenimento della Lista III, la nostra, da parte del dirigente scolastico, per l’autentica delle firme».
Una serie di disguidi che secondo gli interessati avrebbe comportato il mancato accoglimento della commissione, nonostante un doppio ricorso che non ha sortito alcun effetto. Per questo i docenti attaccano: «È una vicenda grave e inquietante. Forse siamo stati esclusi perché scomodi e in contrasto con le decisioni della dirigente scolastica sulla riduzione oraria e su quelle prese prese senza consultare gli organi collegiali». E si domandano: «L’Usr e l’Usp avranno il coraggio di riportare la democrazia al D’Annunzio?».
A rispondere è la dirigente stessa, Donatella D’Amico: «Le recenti elezioni del consiglio d’istituto sono state un inno alla democrazia. Si sono svolte nel pieno rispetto delle regole e con buona affluenza di votanti», afferma la preside, «i docenti in questione hanno presentato la lista senza il numero di firmatari richiesto dalla legge. Per lo stesso motivo, sono state escluse anche due liste di genitori. La commissione, non riscontrando il rispetto delle regole, ha quindi dovuto escludere le liste».
Sulla lista trattenuta in presidenza, la dirigente D’Amico precisa che «tutte le liste, per agevolare le operazioni e consentire l’autentica delle firme con la massima velocità, sono state depositate su un tavolo della mia stanza, la cui porta è rimasta sempre aperta. Il giorno in questione un’assistente amministrativa ha depositato quelle che erano rimaste lì dopo il termine delle 12, perché la commissione elettorale si stava riunendo e nessuno fra firmatari o candidati si era visto. È il caso di mettersi a sorridere per l'assurdità della situazione, anche perché due docenti sulle sei dichiarate, si sono dissociate dalla lettera inviata, senza il loro consenso, ai giornali. Mi riservo», conclude la dirigente, «di prendere provvedimenti contro gli altri quattro insegnanti, che stanno danneggiando l'immagine della scuola».(a.d.s.)
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