Licia, una voce pescarese alla Biennale

17 Settembre 2017

Ventuno anni, soprano, la Piermatteo si esibirà il 6 ottobre a Venezia. «Sogno la Scala e vorrei duettare con Remigio»

FRANCAVILLA. Sarà la voce lirica pescarese alla 57ª Biennale di Venezia, ha studiato nella scuola di canto di Mogol, il paroliere di Lucio Battisti, sogna di calcare il prestigioso palcoscenico della Scala di Milano e duettare con altri due calibri della lirica pescaresi, Ildebrando D'Arcangelo e Carmela Remigio. Quando aveva 4 anni il suo cantante preferito era Andrea Bocelli e a 13 anni ha deciso di seguire le orme del tenore toscano. Il soprano Licia Piermatteo ha 21 anni, è nata a Pescara (dove ha frequentato le elementari alle Domus Mariae e il liceo Marconi) e risiede a Spoltore con la famiglia, mamma Raffaella Pagano, di origine napoletana, e papà Massimo Piermatteo, titolari della gioielleria Pagano a Chieti.
Adora le arie di Puccini e si ispira al mito di Maria Callas, scoperta dal maestro Antonella Muscente, docente del conservatorio D'Annunzio dove lei studia dall'età di 16 anni. E dove discuterà la tesi di laurea in canto lirico, a fine ottobre, sulle note del compositore di Lucca. Dal festival della Melodia alle esibizioni in piazza, ai concerti di beneficenza per il Kiwanis, ma la Biennale sarà la vetrina che le cambierà la vita. Licia il 6 ottobre si esibirà alla 57ª esposizione internazionale d'Arte a Venezia.
Un traguardo importante e tanta emozione?
Più che un traguardo, è un punto di partenza per la mia carriera. Un trampolino di lancio con tanto batticuore, non credevo potesse essere possibile. Parto con una vetrina importante, sarà un bel biglietto da visita nel settore della musica contemporanea. Sarà il mio debutto ufficiale a livello nazionale. La sera della prima sarà il 6 ottobre al teatro Piccolo Arsenale. Partirò da Pescara domani e resterò a Venezia per affrontare le 3 settimane di prove sulle partiture che mi hanno inviato, sulla base di opere di Raffaele Sergenti e Leonardo Marino, autori contemporanei e sulle quali mi sto preparando con l'aiuto della mia docente e del pianista Piergiorgio Del Nunzio di Giulianova.
Com’è arrivata all'obiettivo?
Grazie al maestro Antonella Muscente, la mia insegnante di canto al Conservatorio dove suono anche il pianoforte, che mi segnalò all'evento. Un giorno della primavera scorsa mi disse di inviare via web i video di alcune mie interpretazioni di Puccini, Oh mio babbino caro e Quando m'en vo soletta, tratto dalla Bohème. Li mandai a Ivan Fedele, direttore artistico della sezione musica della Biennale, che mi rispose circa una settimana dopo. Mi avevano preso. Un’emozione incredibile, indimenticabile.
Quando ha scoperto di avere una voce da soprano?
Avevo 13 anni e un giorno mi arrabbiai con un mio cuginetto. Andai in camera sbattendo la porta e per sbollire la tensione iniziai a cantare un pezzo di Elisa "Eppure sentire". All'improvviso, entrò mia madre e rimase sbalordita dalla mia voce. Dopo poco tempo, mi iscrisse a una scuola di canto di Spoltore. Capii che la lirica era la mia strada quando vidi i miei insegnanti commuoversi alle mie interpretazioni, ma all'età di quattro anni già ascoltavo Andrea Bocelli. Rimasi tre anni nella scuola spoltorese, poi a 16 anni entrai in Conservatorio per avviare, anticipatamente, i cinque anni del corso di laurea. A quell'età ho anche studiato canto al Cet, Centro tuscolano europeo, di Mogol. A rappresentare l'Abruzzo ci sarà anche un'altra cantante e altri giovani italiani e stranieri. Mi accompagnerà, per sostenermi, la mia numerosa famiglia.
Chi altri in famiglia ha l'ugola d'oro?
Nessuna generazione precedente. Ho fatto persino una ricerca sull'albero genealogico per scoprire che solo mio nonno paterno Sergio era appassionato di lirica.
Riti scaramantici prima di andare in scena?
Nessuno, se non il desiderio di andare in scena molto preparata. Faccio vocalizzi e studio canto dalle 4 alle 6 ore al giorno. L'emozione sarà grandissima, il cuore mi batte forte, ma questa è la mia grande occasione.
Con chi vorrebbe duettare?
La mia ambizione è quella di continuare la grande tradizione dei cantanti lirici abruzzesi che stanno avendo un grande successo internazionale come Remigio e D'Arcangelo.
Il palcoscenico più ambito?
La Scala di Milano. Sanremo? Ci andrei, ma solo come ospite. Il mio canto è lirico, non ha le venature pop del Volo e di Piero Mazzocchetti.
Come cura la voce?
La paura di perderla è un incubo per tutti i cantanti. Ho il terrore delle correnti d'aria, limito le uscite serali con gli amici per non prendere freddo. Anche d'estate foulard di seta al collo, un bicchiere di latte e miele, tanta acqua per idratare le corde vocali e tanto aerosol. Prima di andare in scena mangio con 6-7 ore di anticipo, amo i salati, pesce e parmigiana di melanzane. Ma il palco gratifica tutte le rinunce.
Pregi e difetti?
Sono solare, determinata, impulsiva, maniacale.
Quanto conta la bellezza fisica per una cantante lirica?
Io mi tengo in forma con sci, tennis e nuoto. Oggi la bellezza può fare la differenza, aiuta.
A chi dedicherà il concerto della Biennale?
Ai miei genitori che hanno sempre appoggiato le mie scelte e spinta a dare il meglio di me, a mia nonna materna, Immacolata Beltrami detta Titina, e alla mia insegnante Antonella.