Lidi all’asta, ce lo chiede l’Europa

Scontro sulla direttiva comunitaria per gli stabilimenti balneari. Lolli: si parla solo di spiagge libere
PESCARA. Nel futuro pezzi di spiagge libere, anche dei litorali abruzzesi, saranno messi a gara per dare nuove opportunità a giovani imprenditori. Ma ora c'è da affrontare il nodo della direttiva europea Bolkestein, che per gli attuali titolari di concessioni balneari è come una spada di Damocle, perché li costringe a ripensare gli investimenti sul turismo.
Sulla questione, ampiamente dibattuta nel corso del convegno sulla tutela delle imprese balneari, nei giorni scorsi alla Camera di Commercio, organizzato in collaborazione con Confindustria, Assobalneari, Sib balneari di Confcommercio e Confesercenti, interviene Ottavio Di Stanislao, responsabile regionale per il turismo di Noi con Salvini, che commenta negativamente l'intervento del vice presidente della Regione Giovanni Lolli, circa «la necessità che il Senato approvi il testo del disegno di legge relativo alla direttiva Bolkestein, evitando correzioni che lo rimanderebbero alla Camera senza più più margini di manovra. Le parole di Lolli» attacca Di Stanislao «sono particolarmente gravi, perché riflettono la pervicace volontà del governo Gentiloni di portare alle aste il comparto turistico balneare italiano, a partire dal 2020, senza alcuna garanzia per le 30mila piccole e medie aziende che operano nel settore. Il disegno di legge delega è uno strumento che consegnerà alle multinazionali nordeuropee le nostre spiagge, spesso gestite da imprese a conduzione familiare e che sui lidi hanno investito decenni di risparmi, come già accaduto con le spiagge greche».
Lolli replica «anche in qualità di coordinatore della commissione Turismo della Conferenza delle Regioni, della quale fanno parte anche le regioni del nord» sostendendo di essere «al fianco dei balneatori e non contro». E spiega, innanzitutto, che il rinnovo automatico delle concessioni rimandato al 2020 è stato «bocciato dalla Corte europea di Giustizia», dunque i balneatori attualmente «sono scoperti». Da qui, la necessità di velocizzare l'iter per contrastare la Bolkestein e «salvaguardare il modello italiano, un tipo di imprenditoria balneare a conduzione familiare, che sostiene il 60 percento del turismo con 30 mila imprese che ora si trovano in una situazione di incertezza assoluta». Considerando che «c'è una grande responsabilità dei governi che negli anni non hanno fatto una legge organica e hanno esposto il Paese a questa condizione» era necessario muoversi rapidamente. Come? Introducendo nella legge delega nazionale «la nostra proposta del cosiddetto legittimo affidamento, che consente la validità delle attuali licenze balneari. La Bolkestein è un errore. Noi chiediamo una legge organica che sistemi la partita e modifichi l'atteggiamento del governo in Europa. La legge delega è un po’ debole» sostiene Lolli «ci vuole un congruo periodo transitorio per tutelare chi opera e soprattutto valorizzare la professionalità e il lavoro commerciale, altrimenti si sconquassa il sistema turistico. Nessuno toccherà le attuali concessioni, nel futuro si metteranno a gara tratti di spiagge libere con quote da lasciare al pubblico».
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