Liliana, un precedente da brividi
Uccisa nel rogo dell’ascensore appiccato dall’ex, denunciato un mese prima
PESCARA. L’aveva denunciato il 10 dicembre del 2012 convinta di mettersi al sicuro dalle botte, dalle liti e dall’inferno in cui era piombata la loro storia, iniziata tre anni prima. L’aveva denunciato fiduciosa di salvarsi, e i reati che i carabinieri avevano contestato all’ex collega 68enne Damiano Verna (atti persecutori e violenza sessuale), avevano gettato le basi per il provvedimento di allontanamento dell’uomo. Che Liliana Agnellini, 65 anni, residente a Montesilvano, ha aspettato fino all’ultimo, fino a una settimana prima di morire, a gennaio del 2013 quando con una telefonata al comando dei carabinieri di Montesilvano chiedeva notizie del “provvedimento”. Erano i primi giorni di gennaio. I carabinieri, gli stessi che avevano raccolto la sua denuncia e le sue paure e che l’avevano convinta a raccontarle, le dissero che doveva avere pazienza. Ma fece prima il suo ex, con quell’agguato terrificante che costò la vita a entrambi. Una morte lenta e tremenda, per via delle ustioni, com’era stata la fine della loro storia, iniziata in un centro per anziani dove i due si erano conosciuti circa tre anni prima. E poi deragliata tra le botte, le minacce e i soprusi di lui che non si rassegnava ad accettarne la conclusione. Fino al tragico epilogo. Eppure Liliana lo aveva denunciato, aveva chiesto aiuto, e aspettava il provvedimento, la misura che avrebbe obbligato il suo ex a starle lontano. Le dissero di avere pazienza.
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