Liliana, un precedente da brividi

21 Marzo 2017

Uccisa nel rogo dell’ascensore appiccato dall’ex, denunciato un mese prima

PESCARA. L’aveva denunciato il 10 dicembre del 2012 convinta di mettersi al sicuro dalle botte, dalle liti e dall’inferno in cui era piombata la loro storia, iniziata tre anni prima. L’aveva denunciato fiduciosa di salvarsi, e i reati che i carabinieri avevano contestato all’ex collega 68enne Damiano Verna (atti persecutori e violenza sessuale), avevano gettato le basi per il provvedimento di allontanamento dell’uomo. Che Liliana Agnellini, 65 anni, residente a Montesilvano, ha aspettato fino all’ultimo, fino a una settimana prima di morire, a gennaio del 2013 quando con una telefonata al comando dei carabinieri di Montesilvano chiedeva notizie del “provvedimento”. Erano i primi giorni di gennaio. I carabinieri, gli stessi che avevano raccolto la sua denuncia e le sue paure e che l’avevano convinta a raccontarle, le dissero che doveva avere pazienza. Ma fece prima il suo ex, con quell’agguato terrificante che costò la vita a entrambi. Una morte lenta e tremenda, per via delle ustioni, com’era stata la fine della loro storia, iniziata in un centro per anziani dove i due si erano conosciuti circa tre anni prima. E poi deragliata tra le botte, le minacce e i soprusi di lui che non si rassegnava ad accettarne la conclusione. Fino al tragico epilogo. Eppure Liliana lo aveva denunciato, aveva chiesto aiuto, e aspettava il provvedimento, la misura che avrebbe obbligato il suo ex a starle lontano. Le dissero di avere pazienza.

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