Liquami in mare: è scattata l’inchiesta
Polizia marittima in Comune per acquisire tutti i documenti
PESCARA. La procura ha aperto un fascicolo sul mare inquinato di Pescara. La conferma è arrivata ieri mattina, quando due uomini della polizia marittima, dipartimento della guardia costiera, si sono recati in Comune per acquisire tutti i documenti, richiesti già da mercoledì scorso, riguardanti la balneazione e le comunicazioni che l’ente, l’Aca e l’Arta si sono scambiati tra la fine di luglio e la prima decade di questo mese. E sempre mercoledì anche il Corpo forestale dello Stato si sarebbe messo in moto acquisendo documenti all’Arta e all’Aca. Per ora, comunque, non risulterebbero indagati.
È partita così l’inchiesta (il pm dovrebbe essere Andrea Papalia) per accertare la verità in una vicenda drammatica, avvenuta tra la fine di luglio e i primi giorni di questo mese, quando un tratto del mare di Pescara si è trasformato praticamente in una fogna, con lo sversamento in acqua di 25mila metri cubi di liquami, corrispondenti a 25 milioni di litri, a causa della rottura di una condotta in via Raiale. L’Aca è intervenuta versando nella fogna 350 litri di disinfettante, chiamato Oxystrong, ma è servito a ben poco. Per ben due giorni, ossia il 28 e 29 luglio, cittadini e turisti hanno fatto il bagno nell’acqua sporca. La conferma è arrivata con le analisi dell’Arta, rese note il primo agosto, in cui sono risultati valori alle stelle dei colibatteri all’altezza di via Balilla. Valori fortunatamente rientrati negli esami successivi diffusi il 3 agosto. Ma di quelle analisi sfavorevoli nessuno ha saputo nulla. Il sindaco Marco Alessandrini, pur avendo firmato nelle ore successive un’ordinanza per vietare la balneazione in quel tratto, non ha mai applicato il provvedimento. Numerose sono state le segnalazioni di bambini ammalati di gastroenterite e dermatiti. Da qui la decisione del Movimento 5 Stelle e del portavoce di Fratelli d’Italia-An Armando Foschi di presentare due esposti alla procura. Esposti che, molto probabilmente, hanno fatto partire l’inchiesta in corso.
E il primo passo in questa inchiesta è stato l’acquisizione dei documenti. La polizia marittima avrebbe portato via dal Comune diverse carte tra cui l’ordinanza di divieto mai applicata e anche quella di revoca del divieto, anche questa mai resa nota dal sindaco.
Nelle stesse ore, all’Aquila, si è tenuta una seduta straordinaria della commissione di Vigilanza della Regione, convocata dal presidente Mauro Febbo per parlare della vicenda del mare inquinato di Pescara. Alla riunione era stato invitato anche il direttore tecnico dell’Arta Giovanni Damiani, ma ha dovuto declinare l’invito in quanto impegnato a fornire all’autorità giudiziaria copia dei documenti richiesti. L’esito della seduta è stato rivelato più tardi da Febbo e dal consigliere regionale, anche lui di Forza Italia,Lorenzo Sospiri. «Il risultato della seduta», hanno spiegato, «è un patetico scaricabarile delle responsabilità su una vicenda rispetto alla quale è doveroso fare chiarezza. Lo stesso assessore all’ambiente, convocato in commissione, non è riuscito a dare risposte esaurienti. Dalla responsabile dell’Ufficio d’igiene della Asl Carla Granchelli abbiamo ricevuto solo sterili rassicurazioni».
Pesanti i commenti giunti da altri esponenti dell’opposizione. «Non trovo parole per commentare il comportamento del sindaco Alessandrini», ha osservato il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Domenico Pettinari. E ha poi aggiunto: «Il decreto legislativo 116/2008 annovera tra le competenze della Regione quella di mettere in campo tutte le azioni volte alla rimozione delle cause d’inquinamento e al miglioramento della balneazione. Ma cosa ha fatto la Regione?». Invece i capigruppo in Comune Guerino Testa (Ncd), Marcello Antonelli (Forza Italia) e Carlo Masci (Pescara futura), hanno preannunciato una mozione di sfiducia nei confronti di Alessandrini.
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