Lo choc anafilattico fatale all’anziana

19 Aprile 2015

L’autopsia: Antonietta Di Giulio uccisa da reazione allergica Il Gps conferma: soccorsa in 10 minuti. Ma la famiglia accusa

FRANCAVILLA. Uno choc anafilattico ha ucciso Antonietta Di Giulio, la pensionata di 77 anni morta mercoledì pomeriggio dopo il malore successivo a una puntura di Rocefin, l’antibiotico prescritto alla donna dai medici per curare la bronchite che il giorno prima l’aveva portata al pronto soccorso. Ieri, il dottor Cristian D’Ovidio incaricato dal pm Giuseppe Falasca della Procura di Chieti, che sulla vicenda ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti, ha eseguito l’autopsia. E l’esame ha confermato l’ipotesi iniziale, e cioè che a scatenare il malore dopo la puntura era stata una reazione allergica, nonostante la donna avesse assunto quello stesso antibiotico appena un mese prima. L’esame autoptico ha rilevato, tra le altre cose, un edema della laringe che attesterebbe proprio la reazione anafilattica che si è scatenata fino allo choc irreversibile.

Una conclusione che sarà arricchita dai prossimi esami istologici che in ogni caso non chiariscono il dubbio sollevato dai familiari di Antonietta Di Giulio, che sin dall’inizio hanno contestato la tempistica dei soccorsi. Nell’esposto contro ignoti, la famiglia ricostruisce quel pomeriggio da incubo fissandolo in un periodo temporale di tre quarti d’ora: dalle 14,30 quando hanno fatto la prima chiamata da casa al 118 chiedendo un’ambulanza in via Aventino, alle 15,15 quando a detta della famiglia la donna sarebbe stata soccorsa dal 118. Un quesito, quello relativo alla tempistica dei soccorsi, e al fatto che in tempi più rapidi la donna si sarebbe potuta salvare su cui, con la documentazione adeguata, si dovrà esprimere D’Ovidio. A questo scopo, la Procura ha già verificato, tramite il Gps delle ambulanze che quel giorno il 118 di Chieti è arrivato in via Aventino dieci minuti dopo la chiamata. Un dato che coincide con quanto dichiarato dal primario del 118 di Chieti, Dante Ranalletta che ha riferito di una chiamata arrivata a Chieti dalla centrale operativa di Pescara alle 14,30 e dell’arrivo dell’ambulanza sul posto alle 14,40. Sempre dalla documentazione del pronto soccorso di Chieti, un altro dato confermerebbe questa tempistica: alle 15.33 la signora era intubata in pronto soccorso.

Ma la figlia di Antonietta Di Giulio, Anna Lisa Verna che per prima ha soccorso la madre, dice: «Mia madre non è stata soccorsa in tempo. Quando mi sono accorta che si stava sentendo male ho chiamato subito il 118. Mi ha risposto la centrale di Pescara dicendomi che per competenza mi passavano il 118 di Chieti. Chieti mi ha detto che le ambulanze non erano disponibili, mentre io continuavo a urlare che era urgente, che mia madre era in choc anafilattico. Avrò fatto circa cinque chiamate e nessuno mi hanno detto come comportarmi nel frattempo. Avrei potuto darle il cortisone, gli antistamiminici, ce li avevo, ma non sapevo che l’avrei potuta salvare. E poi al pronto soccorso di Pescara, dove mia madre aveva rifiutato il ricovero per non stare in barella lungo il corridoio, ci hanno dato questo antibiotico sapendo che mia madre prendeva già farmaci per l’ipertensione. Perché non ne hanno tenuto conto?». Domani alle 16, nella chiesa di Sant’Alfonso, i funerali. (s.d.l.)