Lo sfogo dei medici: Regione in ritardo

26 Ottobre 2018

Parla Grimaldi, segretario dell’Anaao: fa bene Paolucci a chiedere mille assunzioni al governo, ma doveva farlo prima

L’AQUILA. «Carenza di personale al primo posto dei problemi della sanità abruzzese. Ma di pari passo c’è l’edilizia ospedaliera. Ci sono strutture, come il San Salvatore dell’Aquila, che costano alla comunità 15 milioni di euro l’anno di manutenzione. Così anche gli altri ospedali della regione, che sono stati progettati tanti anni fa e quando sono stati costruiti erano già vecchi».
L’analisi è del segretario regionale dell’Anaao e dirigente del reparto di Malattie infettive all’ospedale dell’Aquila, il dottor Alessandro Grimaldi.
Dopo la “riflessione” dell’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, che ha parlato della necessità di dover assumere 1.000 persone nella sanità abruzzese, oppure sarà il tracollo, il segretario Anaao amplia lo spettro dei problemi.
LA TEMPESTA PERFETTA.
«È quella che si scatenerà se dovesse passare la linea dei tagli del personale precario (600 soltanto tra L’Aquila e Teramo) e l’applicazione della legge Fornero sulla quota 100: in questo caso gli ospedali si svuoterebbero e sarebbe il collasso della sanità pubblica», afferma il dottor Grimaldi.
RISVEGLIO TARDIVO. «Pur apprezzando la presa di posizione dell’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, non possono non sottolineare che si tratta di un risveglio tardivo: dove sono stati finora? E non soltanto lui, ma anche quelli che lo hanno preceduto. Noi medici da anni stiamo ripetendo lo stesso ritornello, ma anziché darci ascolto, sono sempre andati dalla parte opposta, cioè quella dei tagli e del mancato investimento sul personale, che è quello che conta nel campo medico», spiega Grimaldi. «Non si è mai puntato sui giovani e oggi ci ritroviamo, nonostante le nostre Università dell’Aquila e di Chieti, con una fuga continua. Questo ha comportato nel tempo una riduzione costante del personale, al punto che oggi gli orari di lavoro sono massacranti, tanto medici e gli infermieri non rispondono più ai nostri concorsi e gli ospedali di Sulmona e Castel di Sangro si ritrovano con pochissimi chirurghi e posti vacanti. Perché? I giovani preferiscono andare nelle strutture del Nord Italia, dove hanno turni accettabili, il lavoro è più umano e guadagnano di più».
MEDICI E CAMIONISTI. «Molti chirurghi sono costretti a operare anche oltre le 12 ore consentite. E questo significa che le assicurazioni, dopo le 12 ore, non coprono più eventuali problemi. E sapete perché? Vengono assimilati a un camionista ubriaco: dopo le 12 ore la lucidità non c’è più».
RISPARMIO DANNOSO. Per il dottor Grimaldi tutto questo ha un nome e un cognome: risparmio dannoso sul personale. «Per anni si è risparmiato troppo sul personale ospedaliero. Tutto nasce dal tetto del 2004, che ha sempre imposto il rispetto del contenimento delle spese. Siamo passati da un’epoca di spese folli e ingiustificate, a una dove è difficile per un paziente anche avere una scatola di Aspirina. E anche adesso, dovrebbe esserci più collaborazione da parte dei medici di famiglia, che devono evitare di mandare un paziente al pronto soccorso per un raffreddore, perché loro non visitano più a casa. Ma il tetto del 2004 è solo la continuità di quanto iniziato nel 1990: la demolizione della sanità pubblica».
SISTEMA IN TILT. «La legge sino alla fine degli anni ’90 prevedeva una spesa per il personale del 55% sulla sanità. Ora siamo passati sotto il 30%. In Abruzzo non ci sono concorsi e il turnover è del 20%: questo significa», sottolinea Grimaldi, «che l’80% di chi va in pensione non viene rimpiazzato. Questo
REGIONE INADEMPIENTE. Le cause, secondo il segretario dell’Anaao, sono da ricercare anche nella lentezza della Regione e nell’inadempienza. Un esempio su tutti: «Paolucci aveva promesso 8 milioni di euro in più, al netto del turnover, ovvero 2 milioni di euro, da investire sul personale, per ogni Asl abruzzese. Ma quei soldi non si sono mai visti. E se ora buttano fuori 600/700 precari, sarà un impatto sociale devastante, per chi perde il lavoro e gli utenti della sanità».
NUOVI OSPEDALI SMART. Ora c’è il problema degli ospedali di primo e secondo livello. E quello della costruzione dei nuovi ospedali. Grimaldi pone l’accento su un aspetto che nessuno finora trascurato: quali ospedali? Come saranno costruiti? Con quali soldi? «Non è un aspetto secondario, quello dell’edilizia ospedaliera», sostiene il segretario dell’Anaao. «Per L’Aquila, come per gli altri ospedali abruzzesi, sono previste nuove strutture e la strada individuata è quella del project financing. Ma che ospedali saranno? Occorrono strutture moderne, all’avanguardia con i tempi e, soprattutto, modulari, cioè che possano essere cambiati se c’è la necessità. Insomma, ospedali smart. Strutture leggere, innanzitutto antisismiche, che possano garantire ambienti di lavoro eccellenti e proiettati nel futuro, non ripetendo lo sbaglio del passato, quando sono stati costruiti ospedali che all’apertura erano già obsoleti, superati dalla medicina. Nel futuro i reparti non saranno più quelli tradizionali. E poi», conclude Grimaldi, «devono essere strutture funzionali, snelle, ma efficienti, con servizi e personale di qualità. E costi di gestione contenuti. È inutile costruire ospedali faraonici e poi pagare, alle imprese che avranno la concessione, canoni capestro. Noi chiediamo di essere coinvolti in queste decisioni, perché è chi ci lavora che deve indicare la strada maestra».
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