«Lo stalker era un collega di lavoro»

24 Novembre 2019

Arianna: avevo paura di tutto, così ho reagito al mio persecutore

PESCARA. Per Arianna (nome di fantasia), la Giornata contro la violenza sulle donne è un anniversario di liberazione. Cinque anni fa il suo stalker fu arrestato in flagranza dall’ispettore superiore Cinzia Di Cintio (nella foto), della seconda sezione della Mobile. Una persecuzione iniziata 4 mesi prima. «Ricevevo telefonate anonime a tutte le ore», ricorda Arianna, pescarese, oggi 35enne. Le chiamate, in principio mute, diventano accuse volgari e minacce di morte. «Vengo sotto casa tua e ti ammazzo», diceva. Lo stalker le tappezza il palazzo di manifesti offensivi. Le buca le gomme dell’auto. «Non riuscivo a capire chi potesse essere». La paura aumenta. «Mi sentivo in pericolo. Avevo paura che potesse aggredirmi alle spalle. Quando uscivo, evitavo situazioni che potessero “aiutarlo” a farmi del male». Arianna si confida con la sorella e la migliore amica, ma all’inizio non se la sente di denunciare. «Mi vergognavo», confessa, «mi domandavo cosa avessi potuto fare per scatenarlo. In queste situazioni tendi a stare zitta sperando che passi. Mi appuntavo le targhe delle macchine che vedevo più spesso. Se qualcuno mi guardava, mi chiedevo perché».
Arianna è forte e decide di rivolgersi alla polizia. «Ho trovato l'ispettore Di Cintio, una donna fenomenale, che è riuscita ad arrestarlo in una settimana e mezzo. Mise il mio telefono sotto controllo e scoprì che le chiamate arrivavano da una cabina. Quando ricevetti l’ennesima telefonata chiamai l’ispettore che andò sul posto e lo arrestò». È lì che Arianna scopre che il suo persecutore era un collega di lavoro dell’epoca. «Una persona con la quale andavo d’accordo. Facevamo colazione insieme, mi portava il caffè. Quando trovai le ruote dell’auto sgonfie, fu lui ad aiutarmi a cambiarle. Finché mi vedeva “stava bene”, ma se non mi aveva sotto gli occhi iniziava la persecuzione. Spesso mi citofonava e da allora odio il suono del campanello». È uno degli strascichi che Arianna porta ancora con sé. «Oggi difficilmente rispondo a numeri che non conosco. Evito di accettare richieste di amicizia da profili sospetti». Dopo l’arresto, lo stalker, rilasciato il giorno dopo (ha patteggiato 6 mesi), ha cercato un contatto virtuale con la vittima chiedendole scusa. «Venne licenziato e da allora non l’ho più incontrato». (m.pa.)