«Lo Stato mi aiuti a proteggere i miei figli»

Appello di un padre disperato: la mia ex moglie malata mentale perseguita e minaccia i ragazzi, nessuno interviene

PESCARA. «Io chiedo allo Stato di aiutarmi a proteggere i miei figli. Io voglio che i miei figli possano essere liberi di restare in casa a studiare o di andarsene in giro per Pescara come fanno tutti gli altri ragazzi tra 12 e 17 anni. Io, da solo, non posso evitare che chi li ha violentati per anni e anni continui ancora a perseguitarli». A parlare così è un padre disperato, pescarese di 60 anni, rappresentante, che sa quanto è pesante caricarsi sulle spalle la malattia mentale di un familiare. «La mia ex moglie», racconta, «è malata, come c’è scritto sui referti medici, ma rifiuta di curarsi, ha fatto del male ai miei figli e un giudice le ha ordinato di non vederli più. Ma lei disobbedisce». Forse, lo fa per un amore viscerale che la lega ai figli anche se non ha mai rinunciato a riempirli di botte. «Quando mio fratello non voleva fare i piatti, mamma gli menava e poi menava a me che gli dicevo ma cosa ci ricavi a menare a mio fratello?», anche questo ha raccontato agli psicologi uno dei figli.

«Un giorno», rivela ancora il padre, «lei è arrivata davanti alla porta di casa nostra e, visto che mio figlio non voleva aprire, lei lo ha minacciato dicendogli che gli avrebbe fatto “rompere le gambe”. Così non si può andare più avanti: di storie come questa che finiscono in tragedie ce ne sono troppe». Il padre, adesso, ha paura: «Che una lite finisca male».

«Martirio lungo 5 anni». Sull’ultimo esposto, spedito in procura il 18 ottobre scorso, il padre sfoga così tutto il suo disagio: «Da 5 anni», scrive, «la mia famiglia vive un martirio. Dopo tante udienze in tribunale, visite psicologiche e psichiatriche per i miei figli, a oggi non si riesce a mettere fine ai maltrattamenti. Mi sono rivolto più volte al dipartimento di Salute mentale, ai servizi sociali, alle forze dell’ordine e tutti mi rispondono che non possono intervenire perché la mia ex moglie è malata». Al Centro, aggiunge: «Da settembre ho smesso di lavorare per stare vicino ai miei figli ma nessuno mi vuole aiutare». Si chiude così anche una lettera-appello spedita alla direttrice del dipartimento di Salute mentale della Asl Marilisa Amorosi il 10 settembre scorso.

Parola al giudice. Secondo la sentenza del giudice Angelo Bozza che vieta gli incontri tra madre e figli, la donna ha «chiari problemi psichiatrici che necessitano di cura ed evidenti limiti nello svolgimento del ruolo genitoriale e non appare idonea a relazionarsi con i figli minori già sofferenti per un vissuto di maltrattamenti fisici e psichici».

Perizia di Orfanelli. La sentenza affonda su una consulenza del neuropsichiatra infantile Giuseppe Orfanelli che riporta le frasi dei ragazzi, parole che raccontano ferite difficili da guarire: «La mamma mi trattava male, mi dava botte alle gambe».

Il figlio racconta le botte. Su una denuncia del 25 giugno dell’anno scorso dopo una lite sul pianerottolo finita a spintoni, il racconto dei maltrattamenti è ancora più crudo: «Ho 16 anni», dice il figlio ai carabinieri, «e, da sempre, ricordo la mia vita diversa da quella dei miei amici. Le stupidaggini che facevo da quando avevo 4 o 5 anni erano oggetto di botte. Al mare, se facevo i capricci, venivo chiuso a chiave nelle cabine spogliatoio. A casa venivo trascinato per i capelli lungo i corridoi. Spessissimo venivo picchiato in modo molto duro sempre per episodi banali. Ho impresso nella mia mente i frangenti in cui mia madre mi bloccava sul mio letto, sedendosi su di me, per picchiarmi lasciandomi sempre molti lividi che hanno, più volte, attirato l’attenzione dei professori della scuola media che frequentavo». Davanti ai carabinieri, il figlio si libera: «Dopo tanti anni di azioni violente che ho subito da mia madre, non riesco più a sopportare la sua vicinanza, provo fastidio solo a vederla. Non voglio più vedere mia madre, troppe sono state le sue azioni di violenza che non posso perdonarle».

Pm archivia. Ma la procura chiede l’archiviazione dell’esposto e lascia ad altri il potere di intervenire. Per il pm Silvia Santoro, «si tratta di atteggiamenti inquadrabili in un contesto di gravissima instabilità psicologica della madre cui sono riconducibili tutte le altre condotte che sono già all’attenzione dei servizi sociali, igiene mentale e tribunale dei minori, organismi sicuramente più idonei a fronteggiare la delicatissima situazione familiare che non potrebbe che essere aggravata da un processo».

«Terrore in casa». Ora i figli rifiutano la madre. Perché lo spiegano le carte degli piscologi: per uno dei figli la madre «più che essere stata fonte di rassicurazione, di guida e di amore aveva suscitato terrore», così c’è scritto su una relazione della psicologa Chiara Mencarelli del Piccolo Principe. L’altro figlio «ha paura della madre, la vede come un diavolo», dice un verbale della psicoterapeuta Valeria Orfanelli.

Amore segreto. Ma le ultime 2 righe di un’altra relazione sulla mamma lasciano uno spiraglio: «È evidente», dice la psicologa Alessandra Rosa, «l’amore che prova nei confronti dei figli e anche la propensione a mettersi in discussione per recuperare il rapporto».

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