Lo Stato pronto a chiedere i danni per il depistaggio su Rigopiano

3 Novembre 2019

Il ministro della Giustizia Bonafede ha concordato con il presidente del consiglio Conte la costituzione di parte civile: «Non abbiamo affatto abbandonato i familiari delle vittime della tragedia del resort».

FARINDOLA. Lo Stato si costituisce parte civile nel processo per il depistaggio sulla strage Rigopiano, dove il 18 gennaio 2017 morirono 29 persone a seguito del crollo dell'hotel, causato da una valanga venuta giù dal Monte Siella. «Non abbiamo affatto abbandonato i parenti delle vittime», trapela da Roma.
La decisione del Governo, presa dopo un’interlocuzione fra gli uffici del ministero della Giustizia e quelli della presidenza del Consiglio, fra il ministro Bonafede e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è stata accolta positivamente dai parenti delle 29 vittime. «Le vittime di Rigopiano sono vittime dell'assenza dello Stato, quindi non posso che definire questa decisione giusta e doverosa», ha commentato Paola Ferretti, che a Rigopiano ha perso suo figlio, Emanuele Bonifazi, mentre lavorava come receptionist del resort. «Mi auguro che la posizione assunta dal Governo sia frutto di una seria e obiettiva valutazione del caso e di una piena presa di coscienza della gravità di quanto accaduto il 18 gennaio 2017. Purtroppo, per colpa di qualcuno, non riesco più a fidarmi quasi di nessuno, perciò preferisco attendere l'evolversi del processo, prima di tornare ad avere stima e fiducia nello Stato. Auspichiamo che anche altri Enti, come la Regione Abruzzo, seguano l'esempio e agiscano allo stesso modo nei confronti dei funzionari e dei politici coinvolti. La presa di posizione dello Stato nei confronti di alcuni esponenti della pubblica amministrazione, certo non esenta lo stesso dalle responsabilità che su di esso gravano ai sensi dell'articolo 28 della Costituzione», ha detto ancora la Ferretti. Soddisfatto per la scelta dello Stato di costituirsi parte civile anche il pennese Francesco D’Angelo, che a Rigopiano ha perso il fratello gemello Gabriele che lavorava al resort come cameriere. «Questa notizia mi rincuora. Lo Stato si dissocia dall'operato di chi ha commesso errori e ha usato negligenza. Un piccolo passo verso la vera giustizia», ha sottolineato D’Angelo. Il tutto mentre si attende l’udienza del 29 novembre, quando il gup Gianluca Sarandrea sarà chiamato ad ufficializzare l’unificazione dei processi (decisa con il provvedimento del presidente del tribunale, Angelo Bozza): quello madre, con 25 imputati, e quello sul depistaggio che riguarda i vertici della Prefettura guidata all'epoca da Francesco Provolo, e che vede 7 imputati: appunto l'ex prefetto, i suoi due ex vice (Salvatore Angieri e Sergio Mazzia), una dirigente (Ida De Cesaris) e tre funzionari prefettizi (Gianfranco Verzella, Daniela Acquaviva e Giulia Pontrandolfo). In totale, quindi, il maxi processo Rigopiano sarà un procedimento ancora più corposo e complesso da portare avanti considerando che adesso gli imputati saranno 31 (24 più 7), con l'aggiunta della società Gran Sasso Resort che gestiva l'hotel. Un procedimento che diventerà ancora più pesante e dove il primo passo della prossima udienza sarà quello relativo alla costituzione delle parti civili del procedimento accorpato, e cioè di quello sul depistaggio.