Lo stress idrico colpisce l’Abruzzo e il Meridione

L'AQUILA. Il made in Italy soffre la siccità e piogge violente. Tra eventi estremi e suoli aridi, le coltivazioni siano in costante pericolo. Con riflessi negativi, in termini di produzioni,...
L'AQUILA. Il made in Italy soffre la siccità e piogge violente. Tra eventi estremi e suoli aridi, le coltivazioni siano in costante pericolo. Con riflessi negativi, in termini di produzioni, soprattutto per colture come miele, olio d’oliva e grano duro per pasta, pane e agrumi. Scenari confermati da due differenti ricerche, una condotta dall’associazione ambientalista Greenpeace e l’altra del think tank The european house – Ambrosetti, organizzatore del Forum di Cernobbio. La community Valore acqua per l’Italia di The european house – Ambrosetti evidenzia come in un anno l’Italia abbia perso il 51,5% delle risorse idriche rinnovabili. Le regioni in cui c’è già una situazione critica di stress idrico sono Basilicata, Calabria, Sicilia, Puglia, seguite nell’ordine da Campania, Lazio, Marche e Umbria, Toscana, Molise, Sardegna e Abruzzo. L’agricoltura italiana, già sottoposta a numerose pressioni, sta affrontando una crescente scarsità d’acqua che mette a rischio – rileva la ricerca – per la prossima stagione la produttività delle colture e, di conseguenza, la produzione alimentare e la sostenibilità delle attività agricole, soprattutto nelle regioni meridionali. Quest’anno la produzione di miele si è ridotta del 70%, di pere del 63% e di ciliegie del 60%. Senza contare, come ricorda Greenpeace, «che si tratta di terreni spesso già impoveriti da anni di agricoltura intensiva».
«Le tendenze climatiche ci indicano che i suoli delle regioni del Mezzogiorno, Abruzzo compreso, saranno sempre più difficili da coltivare e che non potranno essere compensati dai terreni del Nord Italia, già sfruttati in modo intensivo, minacciati da temperature medie in rapido aumento e da eventi climatici estremi sempre più frequenti», commenta Simona Savini, della Campagna agricoltura di Greenpeace Italia, «per questo è urgente adattare il nostro modello agroalimentare a produzioni che richiedono meno acqua, a partire dalla riduzione dei terreni destinati ai mangimi».
Anche l'Anbi, l'Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni, ha fatto una stima degli effetti negativi del clima, con la siccità che manderà in fumo più del 60% dei raccolti. «La produzione di olive in Puglia sarà ridotta del 50%, il grano in Sicilia dimezzato», evidenzia l'Anbi, «mentre in Abruzzo chi ha seminato il mais per l’alimentazione degli animali quest’anno potrebbe giocarsi tutto il raccolto. Sul fronte agricolo, questo è soltanto un primo bilancio della siccità che ha spaccato l’Italia in due, con il Mezzogiorno colpito dall’assenza di piogge e da una drammatica carenza di riserve idriche, che non accenna a migliorare».
Secondo i dati dell’Anbi, l’allarme rosso riguarda oltre il 50% dei territori in Sicilia, Puglia e Basilicata, le zone costiere di Calabria e Sardegna e alcuni tratti della dorsale appenninica e della fascia adriatica abruzzese. «Quanto si registra in Sicilia, e che progressivamente sta risalendo dal Meridione all’Italia centrale, ha caratteristiche peggiori delle scorse, grandi siccità registrate al Nord», afferma il presidente dell’Anbi, Francesco Vincenzi, «non era mai accaduto di dover abbattere i capi negli allevamenti per l’impossibilità di alimentarli e dissetarli a causa della carenza di risorse idriche».(m.p.)
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