Lo trovano i colleghi morto sotto le macerie

Il maresciallo dei carabinieri Pace era ad Accumoli, nella casa delle vacanze Gli amici dell’Arma partiti dall’Aquila per cercarlo. In passato era a Pescara
PESCARA. Aveva 43 anni, amava alla follia il suo lavoro nell’Arma dei carabinieri ed era un uomo solare e scherzoso. Impossibile credere che Giampaolo Pace, originario di Palombaia di Sassa (L’Aquila), non ci sia più, ucciso dalla scossa di terremoto che ha sconvolto il centro Italia.
Una parte dell’abitazione di famiglia, a una manciata di chilometri da Accumoli, in località San Giovanni, si è sgretolata mentre lui stava dormendo. Il solaio gli è crollato addosso mentre un’altra parte dell’alloggio è rimasta intatta. In casa era solo, senza gli zii che in passato hanno trascorso molte vacanze con lui in quell’edificio. Lo hanno trovato i suoi colleghi dell’Aquila, dove viveva e lavorava da qualche anno, dopo una parentesi professionale a Pescara. Si sono precipitati in provincia di Rieti quando hanno capito che Pace era lì. Hanno scavato insieme al personale impegnato nelle operazioni di recupero e, raggiungendo il corpo, hanno capito che purtroppo non c’era niente da fare.
Non riesce a trattenere le lacrime Aldo Aceto, il giudice di Cassazione che ha conosciuto Pace quando era sostituto procuratore a Pescara e il maresciallo dei carabinieri, appassionato di motociclette, prestava servizio alla caserma di Rancitelli, il quartiere più difficile della città. Il rapporto di lavoro si è presto trasformato in una bella amicizia che «si è protratta anche quando sono andato via da Pescara» per ricoprire l’incarico di giudice a Larino e poi a Roma. Dopo aver saputo della morte del carabiniere, tanti ricordi si sono fatti spazio nella mente di Aceto e sono mille le immagini dei momenti passati insieme, «con gli amici in comune con cui ci frequentavamo a Pescara e Francavilla, e le nostre partite a pallone...». Poi, una volta lontani, «ci sentivamo al telefono. Nei momenti più duri voleva sentire la mia vicinanza e di recente mi aveva confidato di voler rientrare a Pescara», racconta Aceto pensando alle chiamate di Pace, «che aveva conquistato la mia fiducia».
Alle 3.36, la «maledetta ora», come la chiama il giudice, si è spezzata la vita un uomo «buono, generoso, affidabile, preparato, professionalmente valido. La sua morte non è stata solo una perdita affettiva ma anche professionale, per i carabinieri. Parlatene solo bene, mi raccomando», dice Aceto.
I colleghi di Pescara non hanno mai smesso di rimpiangere Pace e mai hanno trovato uno «bravo come lui», un figlio d’arte che ha prestato servizio non solo a L’Aquila e Pescara ma anche a Carsoli. Il maresciallo, separato e padre di un bimbo di sei anni, era «un grande lavoratore» e ha partecipato a «tante operazioni importanti, prima tra tutte quella che ha portato al ritrovamento della corona rubata alla statua della Madonna dei Sette Dolori». Una volta, tanto era forte il suo attaccamento al lavoro, ha deciso all’ultimo momento di non partecipare a una festa di matrimonio, preferendo affiancare i colleghi per sventare una rapina di cui avevano saputo grazie a una soffiata.
Senza parole anche i colleghi aquilani e i compagni di squadra della Asd Scoppito. «La sua era una simpatia del tutto naturale, aveva la battuta facile, gli volevamo tutti bene. Nel nostro gruppo era fondamentale, la sua morte ci lascia con un dolore incredibile».
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