Londra, auto sulla folla 4 morti, killer ucciso

23 Marzo 2017

Attacco terroristico davanti a Westminster, un suv falcia pedoni sul ponte Il conducente accoltella agente di guardia al palazzo: freddato dai colleghi

ROMA. A un anno esatto dai sanguinosi attentati di Bruxelles, costati 32 morti e oltre 300 feriti, la follia terrorista colpisce Londra, e la colpisce al cuore, seminando morte e paura davanti al parlamento a Westminster. Quattro persone restano uccise. Oltre all’attentatore, che viene freddato dalla polizia. Venti restano ferite e tra loro ci sono anche una giovane italiana originaria di Pianoro (Bologna), L.P. 28 anni, che vive a Londra da sei anni, rimasta lievemente contusa, e tre studenti francesi di 15 e 16 anni, due dei quali in gravi condizioni. Ma il movente di un attacco che paralizza per ore il centro della città, facendo scattare le misure di massima sicurezza, è ancora da decifrare.

È chiara invece la dinamica, una sequenza di eventi che riassume gli ultimi attacchi di matrice islamista avvenuti in Europa: prima l’auto usata come un’arma, lanciata ad altissima velocità contro i passanti sul ponte di Westminster, come a Nizza il 14 luglio 2016 e a Berlino il 19 dicembre. Quindi l’attacco finale con il coltello, come il 26 luglio scorso a Rouen, in Normandia, dove in una chiesa venne sgozzato l’anziano parroco. L’identità del killer, che avrebbe agito ispirato dalla propaganda dell’Is resta al momento sconosciuta. Viene smentita poco dopo essere stata diffusa infatti la notizia che si tratti di Trevor Brooks, noto come Abu Izzadeen, britannico di origine giamaicana, imam radicale a Clapton. L'uomo sarebbe in prigione.

L’attacco. Accade tutto in una manciata di minuti, quando il Big Ben segna le 2.40 del pomeriggio, le 15.40 in Italia. Un suv Hyundai 4x4 piomba a 80 chilometri all’ora sui pedoni e sui ciclisti che affollano il Westminster bridge, scatenando il terrore e lasciando sul marciapiede e sull’asfalto una scia di sangue. Molti di coloro che vengono travolti restano a terra. Una donna, arrivata in gravissime condizioni in ospedale, muore poco dopo. Sul ponte il killer fa una seconda vittima, di cui non si conosce ancora l’identità, mentre una donna precipita nel Tamigi viene soccorsa poco dopo e trasportata in ospedale in condizioni serie. L’auto falcia le persone come birilli, ma non si ferma e non rallenta. Continua il suo precipizio per un centinaio di metri ancora, verso la recinzione di Westminster, dove in quel momento è in corso un “question time” in aula, e si schianta contro uno dei cancelli del complesso mentre intorno scoppia il panico.

La morte. L’uomo che è alla guida - che verrà descritto come «un asiatico di 40 anni» vestito con abiti scuri - scende dall’auto e brandendo due coltelli di tipo militare e si dirige verso il cortile del parlamento. Un poliziotto del corpo di guardia cerca di fermarlo, ma l’uomo lo colpisce con violenza con un coltello e l’agente cade a terra in un lago di sangue. L’azione del killer si conclude qui: altri tre uomini della sicurezza sparano e feriscono l’aggressore che, come l’agente, morirà poco dopo in ospedale.

A nulla vale il tentativo disperato di Tobias Ellwood, sottosegretario agli Esteri e deputato Tory, ex militare, che cerca di salvare la vita al poliziotto praticandogli la respirazione bocca a bocca e cercando di fermare l’emorragia. I testimoni lo vedono «correre in direzione opposta a chiunque altro, verso il poliziotto ferito», ma non riesce a salvarlo. Per Ellwood, che nel 2002 aveva perso il fratello in un attentato terroristico a Bali, è un dramma che lo riporta in un istante indietro di 15 anni.

Paura in Parlamento. L’intera zona viene blindata, la Camera dei Comuni, dov’è in corso una seduta, viene chiusa e i deputati restano dentro. La premier Theresa May, che si trova all’interno, viene portata via a bordo di una Jaguar metallizzata e condotta al sicuro. La metro viene fermata. La celebre ruota panoramica della città, chiamata London eye, viene bloccata. I turisti che sono ancora dentro le cabine, e restano lì a dondolare nel vuoto.

Il timore è che ci sia un secondo attentatore ancora in libertà. L’edificio di Westminster viene controllato piano per piano. La regina Elisabetta, come indica il suo vessillo che continua a sventolare su Buckingam Palace, non lascia la propria residenza, stretta in un cordone di sicurezza. May, che poco dopo rientra a Downing Street, convoca il comitato Cobra sulla sicurezza e riceve la telefonata del presidente americano Donald Trump, che gli garantisce pieno sostegno, mentre da tutto il mondo arriva la solidarietà dei leader. L’allerta terrorismo, ha annunciato ieri May, non sarà elevato. «Non permetteremo mai al terrorismo di sconfiggerci - ha dichiarato la premier - domani (oggi) il Parlamento si riunirà, le nostre vite continueranno come sempre».

Scotland Yard: «È terrorismo». Le indagini prendono subito la pista del terrorismo. Alle 18, poco più di tre ore dopo l’attacco, Scotland Yard esclude che ci sia un secondo uomo e fornisce il bilancio finale delle vittime. Le autorità chiedono ai cittadini di restare vigili. Non c’è ancora nessuna rivendicazione, ma i sostenitori dello Stato islamico sui propri network inneggiano all’attentato: «Sangue al sangue» dicono, parlando di «vendetta» per i bombardamenti britannici di Mosul.

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