Londra sbatte la porta «No al mercato unico»

Brexit, il primo ministro May punta a una Gran Bretagna «davvero globale»
ROMA. «Il Regno Unito non può continuare ad essere parte del mercato unico europeo». Il premier britannico Theresa May annuncia una rottura chiara e netta con l’Ue, precisando che la Brexit significa non solo uscita dall’Europa ma anche dal mercato unico, e chiarendo che Londra cercherà un accordo su misura allo scopo di creare una «Gran Bretagna globale». «Non vogliamo nessuna parziale appartenenza alla Ue, nessuna associazione con la Ue, niente che ci lasci metà dentro metà fuori» chiarisce il il premier britannico in un atteso discorso a Londra con il quale, dopo mesi di incertezza, ha rivelato le priorità del suo governo nei negoziati con Bruxelles.
May, che vuole l’accordo sulla Brexit «entro due anni» con una implementazione «graduale» delle intese, dovrebbe attivare la procedura di divorzio dall’Unione prima della fine di marzo. Il premier ha precisato che l’accordo finale sarà sottoposto al voto del parlamento britannico, passaggio inatteso perché teoricamente potrebbe bocciare l’accordo, anche se May ha ricordato che «il parlamento ha votato per indire il referendum, ha votato per iniziare il negoziato sulla Brexit» e quindi si è detta «certa che voterà anche per realizzare la volontà popolare di uscire dalla Ue».
Mantenere la Gran Bretagna in un mercato unico di 500 milioni di consumatori è «incompatibile» con la priorità di Londra e cioè il controllo dell’immigrazione europea che passa attraverso il principio della libera circolazione. «Il Regno Unito» ha detto May «è un Paese aperto e tollerante, però il messaggio del popolo al referendum è stato chiaro: la Brexit deve consentire di controllare la quantità di europei che entrano in Gran Bretagna». A cosa punta il primo ministro inglese? Al libero scambio ma fuori dalle stringenti regole del Mercato unico europeo, a riprendere il controllo dell’immigrazione proveniente dai Paesi Ue e alla ricerca di un accordo con la Ue fatto su misura per il Regno Unito, la cui aspirazione è quella di creare una «Global Britain». «Il migliore amico dei nostri partner europei, ma che cerca amici, rapporti e alleati oltre i confini dell’Europa, nel mondo». Questo, secondo la May, è il mandato conferitole dal referendum del giugno scorso. Nel suo discorso, il primo ministro inglese ha elencato 12 priorità per il negoziato con Bruxelles con cui realizzare «una nuova, costruttiva, equa partnership con la Ue», guidata da 4 principi chiave: certezza e chiarezza; una Gran Bretagna più forte; una Gran Bretagna più giusta; una Gran Bretagna veramente globale. Le priorità includono: controllo dell’immigrazione, uscita dalla Corte di Giustizia Europea, mantenimento dell’unità nazionale britannica e il diritto per i 3 milioni di europei residenti in Gran Bretagna di restarci a tempo indeterminato, così per il milione e mezzo di cittadini britannici residenti in Europa.
La May, che lascia aperta la porta di un accordo sulle merci senza dogana simile a quello turco, chiude con una velata minaccia: «Se in Europa qualcuno vuole punirci per l’uscita dalla Ue, attenzione, sarebbe un errore innanzi tutto per l’Europa, noi cambieremmo modello economico, abbasseremmo le imposte, attireremmo investimenti». Quasi un ricatto all’Europa: se ci maltrattate siamo pronti a diventare un paradiso fiscale.
Parole che hanno allarmato il capo negoziatore del Parlamento europeo per la Brexit, Guy Verhofstadt: «Bene che ci sia chiarezza ma non si può creare l’illusione che lasciando l’Ue si possano continuare ad avere i vantaggi delle sue istituzioni. Le minacce come quella di creare un paradiso fiscale non aiutano...». Ma ad esser preoccupato è soprattutto la leader scozzese Nicola Sturgeon: «Il piano di Londra per la Brexit non è nel nostro interesse nazionale. È ormai chiaro che il Regno Unito sta andando verso una hard Brexit che minaccia di essere economicamente catastrofica». La Commissione Ue, per ora, prende tempo. Lo fa con una nota: «Reagiremo solo a posizioni specifiche e a richieste del Regno Unito solo dopo che sarà attivato l’articolo 50 del Trattato». Il voto sulla Brexit (52%-48%) ha spaccato il paese ma la conservatrice May non vede divisioni: «Il paese si sta unendo» dice.

