Lotta alle leucemie, la barca dell’Ail al Marina di Pescara

PESCARA. Al timone della barca per restare aggrappati alla vita: la velaterapia come metodo di riabilitazione psicofisica dei malati di tutte le leucemie. “Sognando Itaca”, l’imbarcazione dell’Ail...
PESCARA. Al timone della barca per restare aggrappati alla vita: la velaterapia come metodo di riabilitazione psicofisica dei malati di tutte le leucemie. “Sognando Itaca”, l’imbarcazione dell’Ail (associazione contro le leucemie, linfomi e mielomi) ieri ha fatto tappa al porto turistico con un equipaggio composto da pazienti, medici, infermieri e volontari che hanno partecipato all'Itaca day che si è svolto all’Assonautica del Marina di Pescara.
Partita il 4 giugno da Trieste e diretta a Trani, la barca al termine del suo viaggio, (il 21 giugno nell’isola greca del Mar Ionio in concomitanza con le celebrazioni della 16° giornata nazionale dell’Ail), avrà percorso 1500 chilometri di solidarietà. «La solidarietà vera, che si leggeva negli occhi di tutti», afferma Domenico Cappuccilli, presidente della sezione interprovinciale Ail Pescara-Teramo a bordo, da Ancona a Pescara, del “King Arawak”, 18 metri e 50 mila euro di sponsorizzazioni nazionali. «Come Ulisse, che ha faticato per arrivare a Itaca dove c’erano i suoi affetti, così i pazienti che viaggiano da un porto italiano all’altro, anche per brevi tratti, vogliono raggiungere la loro Itaca, che è la guarigione». Gli effetti salutari della velaterapia li ha rimarcati Paolo Di Bartolomeo, direttore del dipartimento di Ematologia del Santo Spirito, «il più grande d’Italia», che ha sottolineato l’importante ruolo svolto dall'Ail nella ricerca clinica, con finanziamenti della fondazione Gimema(Gruppo italiano malattie ematologiche nell’adulto). «Senza ricerca non si va avanti», sottolinea il luminare responsabile di 80 studi clinici anche sui farmaci, «sono stati avviati tanti studi innovativi per i quali c’è bisogno di cooperazione fra i centri ematologici» e snocciolato una serie di dati: «Duemila pazienti trapiantati dall’11 dicembre 1976; 62 posti letto contro i 30 della media nazionale, di cui 40 per adulti, 10 per i bambini tra i più colpiti negli ultimi decenni, 12 camere sterili per gli interventi; un day hospital per 100 pazienti adulti e uno per 20 pazienti da un mese a 20 anni di età; 80 pazienti in regime di assistenza domiciliare».
«Il Progetto Itaca», spiegano commossi lo skipper Maurizio Martini e Luciano Galloni, cofondatore dell'iniziativa, «é oggetto anche di tesi di laurea ed è nato 10 anni fa sul lago di Garda da un’idea di Andrea Zani, un 35enne che purtroppo non ce l’ha fatta».
«I pazienti», aggiunge Dario Mio, volontario Ail di Brescia che ha sconfitto un linfoma non Hodgkin come il finanziere pescarese Antonio Oro, al suo fianco, «veleggiano fisicamente al timone della barca, per loro è una pausa che scandisce le cure a cui sono sottoposti». Presenti all’incontro il presidente dell’Agbe Achille Di Paolo Emilio; Antonio Catino, capitano di vascello della Guardia costiera; Maurizio De Angelis, capitano della Guardia di finanza provinciale e Tiziana Di Giampietro, consigliere comunale e pediatra.
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