«Lottate subito per una casa vera»

2 Novembre 2016

Il consiglio di un sopravvissuto alla catastrofe in Irpinia del 1980: non aspettare

POTENZA. La sera del 23 novembre 1980, una domenica sera, Mario e Angelina, poco più che ventenni, erano due fidanzati che passeggiavano nel centro di Potenza: rimasero feriti da un crollo provocato dal terremoto di magnitudo 6.8, si salvarono. Oggi, 36 anni dopo, sono marito e moglie, hanno due figlie, ma non hanno ancora una casa «vera». Perché Mario La Terza, dopo i primi mesi trascorsi in ospedale, per un po’ ha dormito in macchina, in seguito si è trasferito in una roulotte e poi, per diverso tempo, in un container. Solo alcuni anni dopo, Mario ha ottenuto un prefabbricato a Bucaletto, alla periferia del capoluogo lucano, la Cittadella di casette in legno, uno dei simboli del sisma in Irpinia e Basilicata. «Dal piccolissimo container a un prefabbricato di quasi 50 metri quadrati: mi sembrava un grande passo in avanti. Peccato però che oggi la mia famiglia viva ancora qui».

In questi giorni segnati da un altro terribile terremoto, il pensiero di Mario è tutto per le popolazioni del Centro Italia. La sua memoria fa un salto indietro, fino a quel maledetto 23 novembre. «Io e Angelina rimanemmo feriti e furono diversi i mesi che - ricorda con evidente commozione - trascorremmo in ospedale. Poi la mia casa fu dichiarata inagibile, anche quella dei miei genitori era pericolante». Da quel momento in poi cominciò la «trafila» che, 36 anni dopo, fa tanta paura ai terremotati del 2016 di Marche e Umbria. Automobile, roulotte, e poi un container: ovviamente stavo meglio che nella roulotte, ma lo spazio era davvero troppo poco. E poi, d’estate la casa era rovente; d’inverno, nonostante stufe e stufette, un frigorifero». Così, tempo dopo, l’assegnazione di un prefabbricato a Bucaletto fu accolta con entusiasmo. «Ma dopo tanti anni anche vivere in un prefabbricato di legno, è diventato quasi impossibile perché, come nel container, in estate fa troppo caldo e in inverno fa troppo freddo».

«Forse noi, a Potenza, ci siamo “cullati” troppo sulla possibilità di vivere a Bucaletto. Trent’anni fa poteva andare bene, ma oggi proprio no. E allora il consiglio, quello più importante, che lanciamo dalla Basilicata al Centro Italia - conclude Mario è quello di lottare, fin da subito, per avere, il prima possibile, una casa. Una casa “vera”».