«Lottatore appassionato Amava la città, ricambiato»

Giuseppe Quieti, storico assessore e consigliere comunale, e deputato Dc ricorda l’amico e collega di partito: memorabile il suo impegno per la Pineta
Scrivendo questo breve ricordo di Pino Ciccantelli mi assumo la responsabilità di non rispettare la sua ultima volontà, quella di non avere per sé né funzioni funebri né cerimonie di sorta, né riti di amici in lutto attorno alla sua bara.
Ma, in tutta coscienza, non me la sento di fare a meno di lasciare una testimonianza di un amico che, con il suo gesto inaspettato e raggelante, ci ha privati della sua presenza ma non della sua memoria.
Lui, infatti, Pino, rimarrà nella mente e nei cuori di quei (tanti) pescaresi che gli hanno voluto bene. Era popolare, nella sua città, per la quale provava un grande amore, ricambiato. A maggio del 1990, Pescara gli dimostrò quanto lo stimasse attribuendogli quasi settemila voti di preferenza nella lista comunale della DC che, in quella circostanza, raggiunse il 42% dei consensi con ventitre consiglieri su cinquanta. Ciccantelli fu il primo eletto e ciò gli consentì di aspirare, legittimamente, alla carica di primo cittadino, il momento più alto della sua vicenda politica.
Ma la sua “carriera politica” veniva da lontano. Aveva iniziato come semplice militante, per poi entrare a far parte della segreteria dell’onorevole Antonio Mancini e, quindi, del comitato provinciale del partito come dirigente enti locali e vice segretario provinciale.
Fu candidato alle amministrative del 1985 al Comune di Pescara e fu eletto fra i primi ottenendo l’assessorato allo sport e, quindi, quello, prestigioso e impegnativo, ai Lavori Pubblici. In quanto tale, attivò numerosissime opere. Nel marzo dell’89, diceva. “Pescara è tutto un pullulare di cantieri. Datemi un anno e vi trasformo la città”. Memorabili il suo attivismo per la sistemazione della Pineta D’Avalos e i suoi confronti, spesso aspri, con i “verdi”. Poi, da sindaco, il forte impegno per la concessione delle aree di risulta della stazione ferroviaria e la razionalizzazione del traffico cittadino.
Il suo comportamento, quando fu coinvolto in inchieste giudiziarie, fu composto e dignitoso. Si dimise subito da ogni incarico, abbandonò la vita pubblica e si concentrò esclusivamente sul suo lavoro e sulla bellissima famiglia che lo circondava di ogni affetto.
Continuò a coltivare le amicizie che gli erano rimaste vicino nel momento del declino.
Nulla lasciava supporre, a detta degli amici, la crisi di sconforto che sicuramente è all’origine della sua pianificata decisione di gettare la spugna.
Era, infatti, un lottatore, caparbio ed appassionato, coinvolgente e deciso. Per questo suo carattere è difficile, oggi, vederlo cedere di schianto alla disperazione. Anche perché, a suo dire, aveva superato la depressione conseguente l’abbandono della sua grande passione, la politica. «La politica non è tutto», diceva. Ma, credo che, anche nel lavoro, Pino abbia riversato il suo alto senso di responsabilità. E, forse, di fronte a qualche difficoltà, abbia sentito talmente il peso del dovere, da amplificare oltre misura i suoi obblighi e i suoi scrupoli verso i collaboratori e l’azienda da lui creata. Non so, con precisione, quale groviglio di pensieri abbia turbato la sua mente al punto da lasciarsi travolgere. Dubito di un gesto impulsivo. Penso, piuttosto ad un lento logorio delle certezze, della visione del futuro.
L’orologio di una piccola stazione ha scandito i suoi ultimi minuti, i suoi ultimi secondi; poi, la nemica di tutti è piombata a centocinquanta chilometri all’ora su un uomo che meritava ancora di vivere: per la sua famiglia dolcissima, per i suoi amici, per la sua gente che lo stimava e lo ricorderà sempre per quel che è stato e per quel che ha fatto. Ricorderà Pino l’entusiasta, il generoso, l’iperattivo, il determinato.
Ma anche, oggi possiamo dirlo, un uomo che ha covato e nutrito una sofferenza interiore oscura e cupa come un bisogno dell’organismo, come un’esigenza dello spirito. Poi, da un istante all’altro, fulmineamente, tutto è compiuto!
*(ex deputato Dc)

